La provincia di Verona, oltre alla sua incantevole città, offre numerose mete di tipo culturale e paesaggistico. Una delle più caratteristiche è senz’altro la cittadina di Giazza, situata nel parco naturale della Lessinia, a circa 30 km da Verona. Luogo molto conosciuto da chi è appassionato di trekking, escursionismo e ciclismo, affascina anche per la sua unicità storica e linguistica.
La foresta di Giazza
Giazza si trova nella Val d’Illasi, dove è situato anche il suo comune di appartenenza, Selva di Progno, circondata da una foresta, ideale come tappa di percorso per escursionisti di ogni livello. Il bosco si protende verso il gruppo del Carega, l’alta Lessinia e la catena delle Tre Croci, ed è percorso da piccoli corsi d’acqua che rende il paesaggio ancora più suggestivo, ideale anche per famiglie e meno esperti.

La foresta è infatti attraversata da numerosi sentieri, dotati di indicazioni sia sul tragitto che sulla difficoltà, che conducono a diversi rifugi e baite, oltre che a cime e scorci sulla vallata. L’aspetto interessante del territorio intorno a Giazza è che presenta una certa variabilità di ambienti (foreste, prati, praterie di alta quota e aree rocciose), dovuta all’intervento dell’uomo che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dovette procedere al rimboschimento e alla sistemazione forestale. Fu infatti nel 1911 che s’inaugurò la Foresta Demaniale di Giazza per salvaguardare e valorizzare i territori di montagna, strategia che si è rivelata vincente nella tutela di questi prezioso ambiente in Lessinia.
Isola linguistica cimbra
Giazza è conosciuta anche per essere l’unico paese della Lessinia dove si conserva la lingua cimbra, infatti il suo nome originario è “Ljetzan”. Nonostante la denominazione di questo popolo richiami quello sconfitto dai Romani nel 101 a.C., è stato provato che non si tratta delle stesse genti. I primi cimbri (“Tzimbar”, ovvero “boscaioli”) arrivarono a colonizzare le zone dell’Altopiano di Asiago intorno al X secolo per svolgere le attività che già praticavano nella propria terra di origine, ovvero la Baviera e il Tirolo, come il taglio del legname, l’allevamento e la produzione di carbone.
In Lessinia giunsero nel XIII secolo fondando quelli che si chiamarono, poi, i Tredici Comuni. Corrispondono oggi a Erbezzo, Velo Veronese, Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese, Roverè, San Mauro di Saline, Badia Calavena e infine Selva di Progno con Giazza. I cimbri portarono con sé anche i propri costumi e la propria lingua, il Tauch, idioma germanico. Oggi solo una ventina di persone a Giazza conosce ancora quell’antica lingua, ma i cittadini del luogo valorizzano le origini cimbre del paese con orgoglio. Fuori da molte case, sia private sia turistiche, è possibile trovare l’insegna “Haus” seguita dal cognome della famiglia che vi abita.
Tradizioni cimbre in Lessinia
A Giazza si trova il Museo cimbro, dove si racconta la storia di questo popolo attraverso immagini, documenti e oggetti. Uno degli strumenti tradizionali è il trombino, un’arma da fuoco a salve, simile a un grosso fucile, che a causa della struttura ingombrante e del peso rende impossibile mirare il bersaglio. Infatti, quest’arma non è stata mai utilizzata per offendere ma per indicare la presenza di un nemico e per accompagnare riti e celebrazioni religiose. Oggi esistono dei gruppi di sparatori, chiamati Pistonieri, che si esibiscono con queste armi durante feste o sagre. Sono infatti numerose le occasioni in cui in Lessinia si ricordano le tradizioni cimbre. L’evento simbolo è la festa del fuoco a Giazza (“Waur Ljetzan”), celebrata ogni anno il 23 giugno.

In questa occasione, attraverso l’accensione di tredici fuochi, in onore dei comuni cimbri, la rappresentazione di storie e miti della Lessinia, spettacoli teatrali e musiche si onora questo antico rito che serviva a scacciare le tenebre e con esse gli spiriti maligni. C’è, infatti, un’aura di magia che circonda la storia della Lessinia. Sono state raccolte in diversi libri, che si possono trovare nei bar e nei locali del parco. Storie di streghe, maghi, spiritelli, folletti, creature magiche che gli antichi abitanti cimbri raccontavano per mettersi in guardia a vicenda da forze oscure e misteriose.
Cucina e prodotti tipici della Lessinia
La Lessinia, oltre a bellissimi paesaggi e a una storia affascinante, eccelle anche nell’ambito gastronomico. In tutti i borghi è possibile infatti trovare locali, negozi, ristoranti che offrono prodotti tipici dai sapori unici. Particolarmente pregiate sono le castagne di San Mauro. Mentre è il latte, grazie ai numerosi pascoli di bovini e caprini, che permette di ricavare la maggior parte dei prodotti: yogurt, burro e formaggi. Famoso è di sicuro il Monte Veronese, che ha ottenuto la DOP nel 1992. Ma a esso si aggiungono la caciotta erbezzina, il formaggio cimbro, ricavato dal latte raccolto ad altitudini che superano i mille metri, e il formaggio alle erbe, ottenuto aggiungendo durante la produzione erbe aromatiche, secondo un’antica tradizione locale. Si utilizza molto anche la carne di maiale, che nei tempi passati veniva sfruttata al completo, senza buttare via niente, essendo una grande ricchezza per le famiglie povere.

Diffusa è, infatti, la produzione della soppressa, tipico salame veronese, il lardo, e il cotechino, l’insieme delle parti scartabili del maiale. Quest’ultimo è legato al bollito con la pearà, il piatto tipico veronese per eccellenza. Per quanto riguarda i dolci, invece, dobbiamo citare la pasta frolla della Lessinia e la torta cimbra. Il piatto, però, più rappresentativo dell’intera Lessinia sono gli gnocchi di malga, conditi con burro e formaggi locali. Giazza, immersa nel bosco e nel parco della Lessinia, rappresenta una meta interessante per chiunque si trovi a Verona o nei dintorni. Oltre a essere un piccolo borgo ordinato e ben curato, circondato da un paesaggio naturalistico di indubbio fascino, presenta una singolarità nella propria storia e cultura che resiste al tempo. E i suoi abitanti, impegnati a non dimenticare le proprie origini, la valorizzano.






