Dal 2 ottobre, a Canton, chi entra nel Bai’etan MIXC, uno dei grandi centri commerciali della città, trova qualcosa di inatteso: duemila anni di storia italiana raccontati attraverso il mosaico. La mostra si chiama “Mosaico – Codice italico di un’arte senza tempo” e resterà aperta fino al 22 novembre. È promossa dalla Farnesina con l’Istituto Italiano di Cultura di Pechino e il Consolato Generale d’Italia a Canton, ed è curata da Magister Art.
L’idea è semplice: portare l’arte dove le persone vivono, invece di aspettare che le persone vadano a cercarla. Il Console Generale Carlo Sanfilippo lo ha spiegato così: uscire dai circuiti espositivi tradizionali ed entrare negli spazi della vita quotidiana.
Il percorso è diviso in sette stazioni multimediali, con animazioni, materiali d’archivio, riprese con i droni, immagini subacquee e colonne sonore originali. L’audioguida e un’app dedicata sono disponibili in italiano, inglese e cinese.
Si parte da Roma e Pompei, dove il mosaico decorava le case dei ricchi e raccontava la vita di tutti i giorni. Si passa ad Aquileia, il cui pavimento della basilica è il più esteso mosaico paleocristiano dell’Occidente. Poi c’è Ravenna, dove l’oro delle tessere bizantine sembra ancora oggi accendersi da solo. La Sicilia ha uno spazio speciale: la Cappella Palatina, la Martorana e il Duomo di Monreale, con migliaia di metri quadrati di mosaici dorati, frutto di un incontro unico tra arte normanna, bizantina e araba. E poi la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, con le sue celebri “ragazze in bikini”: atlete che si allenano, ritratte diciassette secoli fa.
Il mosaico che sta sott’acqua
La tappa più sorprendente è forse quella di Baia, vicino a Napoli. Nell’antichità era la località di villeggiatura più esclusiva dell’Impero romano. Oggi i suoi pavimenti a mosaico si trovano sott’acqua, sommersi dal lento movimento del suolo dei Campi Flegrei. È un parco archeologico subacqueo: per vederlo bisogna immergersi. Grazie alle riprese sottomarine, ora lo può ammirare anche chi passeggia tra le vetrine di Canton.
Un filo antico tra Italia e Cina
La scelta di Canton non è casuale. La città è stata per secoli una delle porte della Cina verso il mare. Proprio nella provincia del Guangdong, nel 1583, si stabilì il gesuita maceratese Matteo Ricci, che avrebbe portato la cultura europea fino alla corte dell’imperatore. Più di quattro secoli dopo, un’altra forma di dialogo passa dalla stessa terra: non più mappe e orologi, ma immagini, luce e colore.
Il mosaico, in fondo, è la metafora perfetta dell’Italia: migliaia di frammenti diversi per forma, colore e provenienza che, messi uno accanto all’altro, compongono un’immagine sola. È anche la metafora degli italiani nel mondo, sparsi in ogni continente ma parte dello stesso disegno. Chissà quanti visitatori cinesi, fermandosi davanti a quelle tessere luminose, decideranno un giorno di partire per vederle dal vivo. Quando succederà, il viaggio sarà cominciato in un centro commerciale di Canton.