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Dal nostro blog itVenezia

E’ con queste etichette “La Fenice riparte n. 1, la Fenice riparte n. 2, … n. 3, … n. 4” sul canale Youtube che i musicisti del teatro veneziano hanno fatto un omaggio al loro pubblico e, soprattutto, al loro teatro chiuso da quasi quattro mesi per l’emergenza Coronavirus. Sono state le note di Vivaldi e Albinoni, ma anche Copland, Gabrieli, Monteverdi, Bach, Mozart, Pachelbel, Tchaikovsky, Barber, Strauss, Schubert, Piazzolla a riempire questi spazi vuoti di pubblico ma carichi di emozioni. I musicisti si sono esibiti nella platea, invadendo lo spazio fisico dove normalmente sono sistemate le poltrone per il pubblico, ora rimosse. Sarà questo il nuovo assetto del teatro con la riapertura al pubblico. Appuntamento il 5 luglio alle 19. Appuntamento che ha il sapore di una prima non solo perché il teatro riapre dopo tanto tempo e dopo un evento che ha sconvolto il mondo. Ma anche perché la Fenice ha deciso di reinventare nuove prospettive teatrali proponendo innovativi modelli di fruizione dello spettacolo musicale dal vivo.

Fortunato Ortombina, sovrintendente e direttore artistico della Fenice

Come dire, un cambiamento imposto che invece di una limitazione diventa una risorsa. E’ questo il punto di forza della nuova” Fenice pensata dal sovrintendente e direttore artistico del Teatro, Fortunato Ortombina, ai tempi del Covid

“Nei momenti difficili – spiega – ognuno deve cercare di fare al meglio il suo. Noi abbiamo deciso di fare la mossa del cavallo. Non subire le limitazioni ma piuttosto interpretarle mutando i parametri, il contesto, lo spazio. Andando a scoprire risorse per fare spettacolo in ogni centimetro del teatro. In tempi normali gli spazi canonici di ogni teatro sono tre: la platea, la fossa dell’orchestra, il palcoscenico. Fra la platea e la fossa dell’orchestra c’è la balaustra, fra l’orchestra e il palcoscenico c’è il sipario dietro cui si organizza lo spettacolo. Spazi convenzionalmente convenuti come divisi e dalla cui divisione viene fuori la tensione, che è anch’essa un ingrediente dello spettacolo. Nonostante le limitazioni imposte dal Coronavirus dovevamo mantenere questa tensione, modificando gli spazi.

In che modo?

“Il palcoscenico della Fenice è enorme. A Venezia di più esteso, come superficie, c’è solo il Salone del Gran Consiglio a Palazzo Ducale. Abbiamo quindi pensato alla realizzazione della chiglia di una nave che parte da dove finisce la platea e comincia la fossa dell’orchestra. Si appoggia sul bordo del palcoscenico e si proietta verso l’alto per 26 metri fino a un metro dal muro di fondo del teatro. Lassù in cima, dove finisce la prua, si vedrà la chiglia. In platea invece si vedrà la sezione della spina dorsale di un’arca in costruzione. Ci tengo a sottolinearlo, non la carcassa di un naufragio trovata in fondo al mare ma un’arca che si sta costruendo. Come se fossimo tutti degli ulissidi che stanno partendo per un mondo nuovo e ignoto”.

La Fenice - interno della fenice

E quanti potranno essere gli ulissidi che, assistendo allo spettacolo insieme ai musicisti e a tutte le maestranze, potranno partire per questo mondo nuovo e ignoto?

“In tempi normali la capienza della Fenice è di circa 1000 posti. Oggi l’ipotesi realistica è che in teatro potremo ospitare circa 350 persone, distribuite tra i palchi (perché in platea ci saranno i musicisti) e la parte alta della prua di questa ipotetica arca in costruzione. Con un altro motivo di interesse. Gli spettatori che andranno a sedere lassù vedranno uno spettacolo che chi viene alla Fenice non vede mai. Di solito lo spettatore è seduto con gli occhi rivolti verso il palcoscenico. Le quaranta persone sedute in prua, invece, vedranno la Fenice come la vede il tenore quando normalmente canta. E’ un prodigio di bellezza che non si può immaginare”.

Il primo appuntamento del 5 luglio vede di scena gli ottoni dell’orchestra e gli artisti del coro della Fenice con musiche di Copland, Monteverdi, Gabrieli e Bach, una scelta non casuale….

“Infatti. Gli ottoni serviranno a far brillare una pagina della storia dell’arte universale che è il rinascimento musicale veneziano. E poi la musica di Giovanni Gabrieli, maestro della Scuola di San Marco nel Cinquecento. Proprio utilizzando lo spazio, con gruppi di musicisti contrapposti nei percorsi aerei della Basilica di San Marco, Gabrieli ha creato un repertorio musicale sul principio della spazializzazione del suono. Cioè la diffusione della musica nello spazio. Idea che nasce tra Quattrocento e Cinquecento e che oggi diventa fondamentale per potere continuare a fare musica rispettando il distanziamento sociale. Questa distanza ci sarà tra i musicisti e ci sarà con il pubblico. E non grazie alla mascherina ma piuttosto ai programmi. Diventerà quindi una risorsa per fare spettacolo, non un disagio”.

La programmazione di luglio prevede un’opera, l’Ottone in Villa di Antonio Vivaldi

“Anche in questi tempi difficili, la Fenice non rinuncia all’opera perché siamo un teatro d’opera. Siccome non si poteva fare uno spettacolo con un’orchestra da 100 elementi, ho cercato un’opera (che non era in cartellone) con un numero di musicisti che potesse suonare in sicurezza in un determinato spazio lasciando margine all’azione dei cantanti. Ecco perché l’Ottone in Villa, il cui autore è un veneziano e si chiama Vivaldi…. A volte dalle limitazioni vengono fuori scelte che altrimenti non si farebbero”.

In attesa di tornare a tempi normali…

“Navighiamo a vista, non sappiamo cosa ci aspetterà in autunno. Se non ci sarà la seconda ondata spero di poter inaugurare, il prossimo 20 novembre, la stagione 2021-2022 in maniera normale. Nel frattempo devo cercare di fare comunque spettacolo e di presentare al pubblico progetti originali che consentano comunque alla gente di fruire di questo teatro. Per ora sarà un pubblico di prossimità, ma il mondo comunque c’è e segue la Fenice anche da lontano. Nelle prime serate di streaming abbiamo ricevuto moltissimi commenti positivi, frasi di apprezzamento da ogni parte del mondo. Impressionante la provenienza di tutti. Ricordo in particolare il bel messaggio di un brasiliano, con cognome chiaramente italiano. Ma questa resterà sempre un’attività parallela. Serve a tenere in vita un rapporto a distanza ma non potrà mai sostituire il teatro dal vivo”.

Intanto La Fenice riparte, dal vivo, dal 5 luglio fino al 23. Con il suo pubblico, grazie ad una geniale rimodulazione degli spazi, degna di un grande teatro internazionale. Il programma è consultabile sulla pagina del teatro.

A Venezia, La Fenice riapre al pubblico il 5 luglio. Intervista al direttore artistico Ortombina ultima modifica: 2020-06-30T13:00:00+02:00 da Cristina Campolonghi

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