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Chissà quanti di voi sono andati ad ammirarli. Perché nella loro grandezza e unicità destano nello spettatore stupore e meraviglia, in quanto capolavori unici d’arte arrivata fino a noi. Adesso però una nuova ricerca potrebbe svelare altri segreti. Stiamo parlando dei Bronzi di Riace, le due grandi statue custodite a Reggio Calabria e trovate in mare ben 48 anni fa, il 16 agosto del 1972. Secondo una nuova ricerca, però, le statue non sarebbero state due, bensì cinque e avrebbero avuto i capelli biondi. Andiamo a scoprire qualche dettaglio su questa curiosa nuova indagine.

L'allestimento al museo
Nelle sale espositive il percorso per ammirarli

I Bronzi di Riace, lo studio di un docente di Numismatica

A riscrivere la storia, quindi, sui Bronzi di Riace è uno studioso, Daniele Castrizio, professore ordinario di Numismatica greca e romana all’Università di Messina. Lui inoltre è componente del comitato scientifico del MArRC, il Museo Archeologico di Reggio Calabria dove le due statue si trovano. Secondo il docente i due guerrieri sono stati realizzati ad Argos. A provarlo l’argilla utilizzata per i modelli. Facevano parte, secondo Castrizio, di un gruppo statuario che avrebbe raffigurato il momento precedente al duello fratricida fra Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone. Ipotesi che troverebbero conferma su fonti letterarie e iconografiche. Il docente, collabora con i Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio nelle indagini sulla possibile sparizione di elmi, scudi, lance.

Il ritrovamento dei Bronzi di Riace
Una foto d’epoca del momento del ritrovamento

I Bronzi di Riace erano biondi e dorati e furono realizzati ad Argos, nel Peloponneso greco – ha spiegato all’Agi il professore -. Entrambi nella metà del V secolo, a poca distanza temporale l’uno dall’altro, nella stessa bottega ma da maestranze diverse. Si è capito che B corregge gli errori di A, che rimane comunque la statua perfetta nella tecnica di fusione del bronzo tra quelle arrivate sino a noi dall’antichità”.

I misteri attorno ai Bronzi di Riace

Negli anni gli studi sui Bronzi di Riace sono stati davvero tanti. Come anche i misteri attorno a queste grandi statue. Un mistero: come si mostravano i Bronzi in antico, dove, quando e da chi furono realizzati. E ancora ci si interroga su cosa rappresentassero e quanti fossero. Infine come e perché finirono nelle acque di Riace. Ad aiutare gli studi e quindi a provare a dare risposte a questi grandi enigmi d’arte ci sta provando la tecnologia. Le nuove apparecchiature di indagine stanno cercando di scandagliare i fondali per trovare il relitto. “Siamo già a questa fase avanzatissima – ha spiegato ancora Castrizio -. Fino a pochi anni fa, non sapevamo quasi nulla e si brancolava nel buio delle ipotesi, ora siamo addirittura a circoscrivere il punto preciso in cui fu prelevata la terra”.

I due bronzi di Riace esposti
Al Museo di Reggio Calabria sono esposti le due grandi statue

Sull’uso dell’argilla e quindi la provenienza il docente svela altri interessanti dettagli. “I due bronzi, per i quali a livello stilistico si erano proposte datazioni diverse e con scarti anche di 50 anni – spiega -, sono praticamente coetanei. Siamo nella metà del V secolo, l’argilla è la stessa per entrambi e proviene da due cave in due luoghi molti vicini. La bottega non poteva che essere ad Argos dove era attivo Pythagoras di Reggio, il bronzista considerato da Plinio tra gli eccelsi, con Fidia, Mirone e Policleto, nella cui bottega lavorava il nipote Sostrato, che ne proseguì l’opera”.

Ritrovamento statue a Riace
Un’altra immagine del ritrovamento nel mare di Riace

Altre curiosità sui bronzi svelate dalla nuova ricerca

Si tratta indubbiamente di una novità quella relativa al colore. Infatti in età greca le statue apparivano bionde e dorate, in età romana erano nero lucide. “Il nero lucido – aggiunge Castrizio – è il colore che assumono dopo il restauro che subirono quando furono trasferite a Roma. I Bronzi in origine erano esposti probabilmente ad Argo, ma dopo la conquista della Grecia e le spoliazioni del 146 a.C. di Lucio Mummio, furono portati nella capitale e qui esposti almeno fino al IV d.C.”.

E ancora dagli studi è emerso che le due statue avevano la caruncola lacrimale, realizzata con una pietra rosa posta fra occhi e naso. “Non è raro nelle statue antiche. Anche il Kouros di Reggio o la Testa di Basilea hanno capelli e barba bionda – dice lo studioso -. Nelle statue crisoelefantine, fatte cioè d’oro e d’avorio, era normale. Nel Museo di Napoli abbiamo una Afrodite di marmo con resti di colore nei capelli: è bionda“.

I segreti sulla loro origine

Dagli studi e ricostruzione storica, fornita dall’equipe di ricercatori, le due statue raffigurerebbero Polinice ed Eteocle, fratelli di Antigone, che si sfidano a duello per il trono di Tebe. E a confermare questa ipotesi sarebbero delle fonti letterarie citate dallo studioso. Inoltre secondo Castrizio i Bronzi assieme ad altre opere d’arte erano in viaggio verso Costantinopoli nel IV d.C.. Chissà allora perché si trovavano nelle acque di Riace. Forse i marinai costretti a disfarsi di buona parte del carico o la nave sarebbe affondata. Ecco allora che forse le nuove indagini sui fondali permetteranno di svelare questo altro mistero.

Bronzi di Riace, uno nuovo studio rivela: “erano cinque e biondi” ultima modifica: 2020-08-19T09:30:00+02:00 da Federica Puglisi

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