Anche l’arte e la cultura italiane fanno i conti con la guerra in Ucraina. La Russia non ci sarà alla 59.a Biennale Arte di Venezia che si terrà dal 23 aprile al 27 novembre. Gli artisti Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov, con il consenso del curatore Raimundas Malaauskas, hanno deciso di non partecipare alla Biennale a causa della situazione che si è verificata per il conflitto innescato dalla Russia contro l’Ucraina. Di fronte a questo evento drammatico la voce dell’arte ha deciso di tacere. Come riferisce l’agenzia Ansa, Alexandra Sukhareva ha scritto su Instagram taggando per la condivisione il collega Kirill Savchenkov che “Non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili. Quando i cittadini dell’Ucraina si nascondono nei rifugi e quando chi protesta in Russia viene ridotto al silenzio”.

Padiglione Russo - Padiglione Centrale Biennale

La solidarietà della Biennale agli artisti russi

Resteranno quindi chiuse le porte del Padiglione Russo ai Giardini di Sant’Elena, e la Biennale ne prende atto con un comunicato in cui “Esprime piena solidarietà per questo atto coraggioso e nobile e condivide le motivazioni che hanno portato a questa scelta, che drammaticamente raffigura la tragedia in cui si trova l’intera popolazione dell’Ucraina”. Con una considerazione che mette l’accento sul ruolo di questa importante istituzione culturale. “La Biennale resta il luogo di incontro fra i popoli attraverso le arti e la cultura e condanna chi impedisce con la violenza il dialogo nel segno della pace”. Una scelta coraggiosa quella dei due artisti e del curatore del Padiglione Russo che si è a sua volta dimesso. Viene subito dopo quella di Elena Kovalskaya, la direttrice del Teatro Statale di Mosca che tre giorni fa ha annunciato le dimissioni in un post sulla sua pagina Facebook.

Apertura incerta per il Padiglione dell’Ucraina

Se non ci sarà il Padiglione Russo, resta incerta l‘apertura del Padiglione dell’Ucraina negli spazi dell’Arsenale. Stando alle ultime notizie, i curatori Lizaveta German, Maria Lanko e Borys Filonenko e l’artista Pavlo Makov non hanno ancora garantito la partecipazione perchè temono di non poter realizzare il proprio progetto. Comprensibilmente. Il team incaricato dell’allestimento si troverebbe ancora in Ucraina. Dove la situazione è ormai talmente difficile che non è possibile lavorare e fare previsioni, vista anche la scadenza ormai vicina della prossima Biennale. Al momento comunque non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte del Ministero della Cultura dell’Ucraina.

Il Teatro alla Scala contro la guerra e il caso del direttore Gergiev

In Italia la guerra in Ucraina arriva anche al Teatro alla Scala di Milano. La Scala avrebbe infatti intenzione di cancellare la collaborazione con il famoso direttore d’orchestra russo Valery Gergiev perchè non ha preso le distanze dalla guerra. Così come gli era stato richiesto dal sindaco del capoluogo lombardo Beppe Sala che è anche presidente della Fondazione del teatro lirico. E che praticamente ha escluso – “non credo ci sarà” ha dichiarato – che il direttore russo salirà sul podio della Scala il prossimo 5 marzo come era previsto.

Sul palco con una fascia gialla e azzurra la direttrice d’orchestra ucraina del Teatro Comunale di Bologna

E la guerra tocca anche il Teatro Comunale di Bologna la cui direttrice d’orchestra è l’ucraina Oksana Lyniv, la prima donna a ricoprire questo ruolo in una Fondazione lirico-sinfonica italiana. Due giorni fa si è presentata sul palco con una fascia che le cingeva i fianchi gialla e azzurra, i colori della bandiera del suo Paese. “Voglio ringraziare voi tutti”, ha detto. Aggiungendo “Per sopravvivere in questa tragica situazione abbiamo bisogno del vostro aiuto, del vostro supporto. Di vicinanza all’Ucraina che sta combattendo per la propria libertà e democrazia”.  La Lyniv ha voluto dedicare il concerto ai suoi familiari che ancora vivono in Ucraina, e “alla mia terra ferita nel profondo”.

La guerra in Ucraina chiude il Padiglione Russo alla Biennale ultima modifica: 2022-03-01T09:49:46+01:00 da Cristina Campolonghi

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