La Grotta del Romito è una delle testimonianze di arte preistorica più importante non solo d’Italia ma di tutta Europa. Si trova ai piedi del monte Ciavola, parte di un ambiente naturalistico di fascino e pregio, con caratteristiche tipiche del paesaggio carsico come grotte ripari e inghiottitoi. Ci troviamo in località Nuppolara nel comune di Papasidero, nella Valle del fiume Lao, in provincia di Cosenza; la Grotta deve il suo nome alla frequentazione dei monaci del vicino monastero di Sant’Elia che la utilizzarono come eremo.

Conformazione geografica del sito

Il sito consta di due parti: la Grotta vera e propria lunga circa 20 metri e un tempo senz’altro ben illuminata dalla luce del giorno, ed il Riparo che si estende per circa 34 metri. I depositi della grotta e del riparo costituiscono una sola grande formazione in cui si possono ammirare suggestive stalagmiti e stalattiti; all’interno si trova anche una galleria ancora inesplorata.
Sito di fondamentale importanza per la preistoria calabrese insieme alla Grotta della Madonna nella vicina località costiera di Praia a Mare, esso costituisce uno dei più importanti giacimenti italiani del Paleolitico superiore (30.000-10.000 anni fa) e attesta frequentazioni più recenti risalenti al Neolitico europeo (7.000 – 4.000 anni fa). Ed è proprio in questa cavità che visse “l’uomo del Romito”, probabilmente un uomo di Cro-Magnon, il quale non sapeva allevare gli animali e non conosceva l’agricoltura e la lavorazione della ceramica.
In seguito fu l’Homo Sapiens ad abitare intensamente la grotta lasciando innumerevoli testimonianze del suo passaggio con i suoi strumenti litici e ossei, con lo stupendo graffito e con i resti dei propri scheletri.

Grotta - Particolare dell'interno
Particolare dell’interno della Grotta

La scoperta della Grotta

La Grotta venne scoperta nella proprietà di Agostino Cersosimo, nella primavera del 1961, dall’allora direttore del Museo Comunale di Castrovillari Agostino Miglio su segnalazione di due Papasideresi durante un censimento agrario. La grande scoperta fu quindi affidata ad un archeologo di fama internazionale, Paolo Graziosi dell’Università di Firenze, che diresse i lavori fino al 1968. Nell’ultimo decennio, a partire dal 2000, la cura del sito è stata affidata ad un suo discepolo, Fabio Martini, che insegna nella stessa Università.
Le numerose scoperte archeologiche restituite dal sito offrono agli studiosi numerosi elementi utili alla ricostruzione storica delle attività delle comunità di cacciatori-raccoglitori che abitarono il sito, le condizioni di vita dei gruppi umani preistorici, la loro interazione con l’ambiente e il paesaggio circostanti.
Indicazioni sulla fauna e sui condizionamenti subiti dalle comunità dalle dinamiche climatiche avvenute dalla fine del Paleolitico al Neolitico: la presenza nella grotta di un torrente, antecedente a 24.000 anni fa e avente fasi di ingrossamento alterne nei secoli, ha consentito la frequentazione umana in seguito ai prosciugamenti ed interventi di bonifica.
Riferibile al periodo Neolitico è ad esempio il ritrovamento di ossidiana che lascia ipotizzare “l’area del Romito” come centro di scambio e transito, tra l’area tirrenica e quella jonica, del vetro vulcanico proveniente dalle Isole Eolie, confermando l’importanza delle popolazioni neolitiche della Calabria nel commercio e il controllo di questo materiale.

I ritrovamenti di resti umani

Per primi sono venuti alla luce i depositi del Riparo: i resti di un uomo e una donna sdraiati in una piccola fossa ovale l’uno sull’altro, successivamente altre due coppie sepolte in simili posizioni. Di questi scheletri una coppia è esposta al Museo di Preistoria di Firenze; un’altra è esposta al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria e la terza è ancora oggetto di studio da parte dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze nei loro laboratori.

Grotta - Resti umani rinvenuti
Resti umani rinvenuti nella Grotta

Durante gli scavi sono state rinvenute anche alcune sepolture singole. Tra tutte, un anziano di 35 anni (corrispondenti agli odierni 100) che, dagli accertamenti del caso, è risultato essere stato colpito da molte malattie, ferimenti da caccia e cadute. Dalla dentatura molto abrasa si è concluso che, probabilmente, si rendesse utile alla comunità lavorando le pelli con l’uso dei denti, in cambio della sussistenza.

Le incisioni rupestri

Oltre agli importanti resti umani, ciò che caratterizza questo sito archeologico sono le celebri incisioni rupestri, che interessano due grandi pietre di crollo alle estremità opposte del riparo. La prima è quella dei cosiddetti “Segni Lineari”, un masso di circa 3.50 metri, con semplici tratti rettilinei o leggermente curvilinei, più o meno profondamente incisi, disposti in tutte le direzioni, senza alcun significato apparente.

Grotta - Incisione del Masso dei Tori
Incisione del Masso dei Tori nella Grotta del Romito

La seconda è quella del “Masso dei Tori” che si trova presso l’imboccatura della grotta e reca incisi su diversi livelli tre profili di Bos Primigenius, un bovino selvatico antenato dei bovini domestici. Rappresenta una delle più importanti raffigurazioni dell’arte rupestre del Paleolitico Superiore: è così perfetto nel disegno e nella prospettiva, quanto nella scelta della superficie rupestre che gli dona un senso tridimensionale, da far affermare al professor Graziosi di essere di fronte a “la più maestosa e felice espressione del verismo paleolitico mediterraneo, dovuto ad un Michelangelo dell’epoca”.
Il sito attualmente è visitabile grazie all’intervento dell’Istituto Italiano di Archeologia Sperimentale, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Calabria ed il Comune di Papasidero, grazie ai quali sono stati realizzati interventi atti a garantire l’accesso alla grotta e la fruizione integrata del sito archeologico. Le illustrazioni all’interno della caverna, così come le opere d’arte geomorfologiche, sono aperte agli ospiti insieme alle repliche delle figure scheletriche.

Maria Elena Saporito

Autore: Maria Elena Saporito

Giovane donna che si nutre di libri belli e grassi saturi. Studentessa calabrese trapiantata a Napoli, di continua ricerca, curiosità e desiderio di avere occhi sempre in grado di stupirsi ho fatto una missione.

Storia e Preistoria: la Grotta del Romito a Papasidero ultima modifica: 2018-08-17T09:00:15+00:00 da Maria Elena Saporito

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