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Fa capolino dalle acque ergendosi verso il cielo. Sbircia curiosamente attorno a sé dagli archi della sua cella campanaria. Si trova in Val Venosta ed è totalmente circondato dall’azzurro del lago di Resia. E’ il campanile sommerso che, nella sua solitudine, attira gli sguardi ammirati di numerosi turisti. Tanto singolare che la rivista tedesca di viaggi Geo lo ha annoverato tra i 15 posti che sembrano usciti da una favola. Ma la sua non è una storia rosa e fiori.

Una triste vicenda

Se la vista del campanile ci lascia stupiti, suscitando un sentimento tra il curioso e il divertito, diverso è lo spirito che ne spiega l’origine. La vicenda che porta la torre campanaria ad acquisire le sembianze odierne non è per nulla felice. Era il 1950 quando fu completata la costruzione di una nuova diga per la produzione di energia elettrica. Un progetto più volte abbandonato e ripreso che vede i suoi inizi già a fine ‘800. Obiettivo la creazione di un bacino artificiale che sarebbe dovuto avvenire nel pieno rispetto dei borghi circostanti. Eppure le cose andarono diversamente.

Il campanile sommerso. Immagine del campanile di Resia immerso nel lago della Val Venosta.

Nel 1920 si approvò l’innalzamento del livello dell’acqua a 5 metri. Poi, nel 1939, lo stato deliberò la costruzione di una diga che avrebbe permesso un ristagno idrico fino a 22 metri. Chiaro che gli abitanti dei vicini comuni di Curon e Resia non digerirono la cosa e tentarono in ogni modo di opporvisi. Anche il parroco del paese scese in prima linea chiedendo addirittura l’appoggio dell’allora Papa Pio XIII. Ogni sforzo fu vano. Nel 1947 iniziarono i lavori che, a distanza di tre anni, segnarono la fine per i vicini insediamenti. Il fermo delle chiuse provocò l’innalzamento delle acque. I paesi circostanti rimasero allagati. L’acqua sale paurosamente. Con queste parole, pubblicate sul giornale del 1950, un abitante prendeva congedo da Curon Vecchia.

Cosa resta oggi del campanile sommerso?

Come risolvere la disastrosa situazione causata dall'”ingegno” dell’uomo? Subito dopo il danno, che vide 677 ettari di terreno divorati dall’acqua, la popolazione fu evacuata. Sistemati in provvisorie baracche, all’inizio della Vallelunga, gli ex abitanti assistettero increduli alla perdita delle loro cose più care. Case, campi e masi. Tutto spazzato via. Un vero e proprio furto dell’esistenza di queste genti di cui la metà si sentì costretta all’emigrazione. Tra gli edifici letteralmente mangiati dalla diga, anche i beni d’interesse sociale. La chiesa ne è un esempio. Oggi vediamo solo il campanile sommerso. Costruito nel corso del XIV secolo, manifesta uno stile romanico. Affianco allo stesso si trovava la chiesa ottocentesca di cui non resta traccia alcuna. Va infatti detto che tutte le costruzioni inglobate dall’acqua non esistono più. Una grande esplosione ripulì il fondo del lago nell’estate 1950.

Il campanile sommerso. Immagine del Campanile di Resia nel paesaggio innevato
https://www.flickr.com/photos/klio/4552051101

Il campanile dunque non dovrebbe affatto stimolare sentimenti ammirati e felici. Al contrario andrebbe guardato per la sua veste solitaria. Nostalgico testimone di ciò che c’era. Resta però evidente la carica emotiva, qualunque essa sia, che muove nei tanti turisti in visita alla zona. Un effetto ampliato dalla stagionalità. In estate il campanile “si anima” grazie ai numerosi surfisti e velisti che riempiono le acque e il cielo di gonfie e colorate vele. Durante l’inverno la torre campanaria si trasforma in qualcosa di magico. Grazie al paesaggio innevato il lago si fa candido conferendo maggiore singolarità all’unico “abitante” del luogo. Il campanile sommerso in una morbida coltre bianca. E come d’abitudine ecco fiorire leggende. Tra queste quella che racconta la possibilità di udire, in particolari giorni dell’anno, il rintocco delle campane. Come fosse la voce del campanile che riecheggia da tempi addietro per raccontarci ancora oggi l’insolita vicenda.

Sabrina Cernuschi

Autore: Sabrina Cernuschi

Laureata in Scienze Storiche lavoro da anni nel campo della didattica culturale. Amo curiosare dietro i perché delle cose per scoprirne le origini, le storie e rimanerne entusiasta un po’ come capita ai bambini quando esplorano! Per questo prediligo scrivere articoli a tema cultura: sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo su cui indagare!
Il campanile sommerso del lago di Resia ultima modifica: 2019-09-12T09:00:45+02:00 da Sabrina Cernuschi

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