Il giorno dell’Immacolata a Palermo è molto sentito. La devozione alla Vergine Maria ha radici antichissime e i momenti più significativi furono vissuti dalla città di Palermo nel XVII secolo.
L’Immacolata nel XVII secolo sconfisse la peste
Nel 1624 scoppiò la peste, che fece migliaia di vittime. Allora il Senato palermitano fece ricorso anche all’intercessione dell’Immacolata e di Santa Rosalia, celebrando solennemente e in perpetuo la festa delle due icone religiose. L’atto di fede compiuto dal Senato indusse il cardinale dell’epoca ad emettere il voto di credere e di difendere, fino all’ultimo spirito di vita, l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, e di digiunare alla vigilia della festa.
I riti legati al culto della Vergine
Per questo motivo fu deciso di portare in processione il simulacro dell’Immacolata, dalla Cattedrale alla chiesa di San Francesco. Una volta che la peste fu debellata, il Senato palermitano non dimenticò tutti gli impegni assunti ed ancora oggi, ogni anno, le autorità civili rinnovano il giuramento pronunciato dal cardinale.

Ma come spesso accade, a tradizione religiosa si accompagnano riti culinari, radicati nella città. A Palermo e in provincia il giorno dell’Immacolata è sinonimo di famiglia e soprattutto di sfincione. A Bagheria portate avanti questa tradizione ma con una variante golosa e antica. Il maestro delle arti bianche Maurizio Valenti ci racconta i profumi e i sapori di questa delizia siciliana. Un tesoro culinario che la sua famiglia custodisce e porta avanti nell’antico forno da cinque generazioni.
Riuniti in famiglia, gustando lo sfincione: la variante bianca dell’Antico Forno Valenti
“Lo sfincione bagherese è una specialità siciliana che da sempre rappresenta un’occasione per riunire le famiglie. È il piatto del menù delle vigilie più importanti nel periodo natalizio, come quello dell’Immacolata”. Fino a non molti anni fa, racconta Valenti, ogni famiglia preparava il proprio sfincione per poi infornarlo nei panifici del paese. “Per poterli distinguere dagli altri ognuno metteva al centro dei segnali come un pezzo di patata, un’oliva, una noce, pane. I forni più frequentati, ancora oggi, per questo tipo di preparazione restano quelli a legna, giacché non soltanto conferiscono agli sfincioni il profumo del legno di limone o delle fascine di ulivo, ma ne permettono la cottura direttamente sui mattoni”.

La variante di Bagheria
Quella bagherese è una variante locale del più celebre sfincione palermitano. Una ricetta che non ha subito alcun cambiamento. Qui dal 1887 utilizzano lo stesso impasto, la stessa tipologia e gli stessi ingredienti. Quello bagherese è una sorta di focaccia alta e morbida, ricoperta di tuma, acciughe, ricotta, cipolle bianche appassite e mollica di pane tostata mista a caciocavallo.
A differenza dell’omonimo palermitano, lo sfincione bagherese è senza pomodoro. “Qui lo trovate in una variante con le cipolle rosse per un risultato meno pungente e più dolce”. In generale lo sfincione bianco ha due varianti o con tuma o con ricotta. “Poi abbiamo una variante rossa con delle chiazze di pelato, ma non ha niente a che fare con lo sfincione palermitano”, continua.

Questo prodotto così tradizionale piacerà ancora ai giovani? “Tantissimo! Lo sfincione è amato da tutte le generazioni. Al forno vedi ragazzi acquistare le nostre ruote per poi riunirsi in casa (quando si poteva) e gustarlo tutti insieme. Così come intere famiglie, soprattutto nel fine settimana, lo acquistano anche perché piace ai loro figli. Quindi lo sfincione non ha età! E siamo felici di realizzare un prodotto apprezzato da tutti”.
Le feste per l’Immacolata quest’anno hanno un sapore diverso
Quest’anno le feste hanno un sapore diverso, qualcosa è cambiato, almeno per il momento, nel rapporto con questa tradizione. “Penso che sia sono un periodo destinato a restare solo un brutto ricordo. Le famiglie restano fortemente legate alla tradizione, anche se distanti, la rispetteranno”.Tutti hanno subito l’impatto con il Covid19.
E l’attività di Valenti non è esclusa. “Chi non ne ha risentito? Anche noi abbiamo avuto un calo del fatturato dovuto alla diminuzione delle richieste. Ricordo che durante lo scorso lockdown la gente preparava il pane, le pizze, le torte e i biscotti a casa propria. Inoltre, non potendosi riunire nel weekend calano gli ordini di pizza e sfincione”.
Uno sguardo al futuro
Ma adesso non è tempo di lasciare spazio al pessimismo. “Dobbiamo cercare di essere positivi, non abbiamo alternativa, anche se al momento penso che nessuno veda la luce infondo al tunnel. Da nove mesi cerchiamo di uscire da un labirinto che sta mettendo il mondo della ristorazione in ginocchio. In questo clima Natalizio confidiamo nella grazia del Signore per una rinascita”.





