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Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tutt’ora in voga… Quel “pezzo” di cui parla Rino Gaetano nella sua “Sfiorivano le viole” (1976) altro non è che “Il canto degli Italiani” (meglio conosciuto come “Inno di Mameli”), di cui oggi ricorre il 173esimo anniversario dal suo debutto. Amato e bistrattato, unificatore e divisivo, nel bene e nel male, “Fratelli d’Italia” è una parte importante della storia italiana. Si tratta del canto simbolo del Risorgimento Italiano, di quello spirito battagliero e patriottico che fa ancora palpitare il cuore di molti italiani. Potrebbe far strano sapere che l’inno d’Italia nasce dalla mente di un 19enne. Oggi la quasi totalità degli italiani conosce soltanto la prima strofa del brano e il ritornello (complici anche le partite della Nazionale di calcio), ma Mameli scrisse ben cinque strofe. Inoltre il testo è pieno di riferimenti storici e attuali per l’epoca.

Inno di Mameli la prima volta a Genova

Goffredo Mameli, patriota e mazziniano, scrisse infatti il testo del suo “Canto” a settembre 1847 (morirà due anni più tardi a causa di una ferita infetta alla gamba procuratasi durante l’assedio di Roma, in difesa della Repubblica Romana). La musica fu aggiunta il novembre successivo, quando l’inno arrivò tra le mani del maestro Michele Novaro (anch’egli genovese), che si trovava a Torino. Il compositore ne fu subito colpito e in poche settimane creò una melodia che avrebbe cambiato la storia del nostro paese. Il brano venne eseguito per la prima volta il 10 dicembre 1847 a Genova dalla Filarmonica Sestrese di fronte a 30.000 patrioti. Quel giorno, in piazzale del Santuario di Nostra Signora di Loreto, i genovesi celebravano il centenario della rivolta del quartiere Portoria contro gli austriaci. Per l’occasione molte tipografie genovesi stamparono il testo scritto dal giovane Mameli e lo distribuirono ai presenti.

Secondo alcune fonti, quella eseguita dalla Filarmonica Sestrese non è la prima esecuzione pubblica del brano. La Filarmonica Voltrese, fondata da Nicola Mameli (fratello di Goffredo), avrebbe infatti eseguito il brano poche settimane prima del debutto ufficiale, sempre a Genova. Inoltre la poesia non presentava ancora la musica celebre scritta da Novaro. Purtroppo ad oggi non è rimasta documentazione alcuna di questa esecuzione.

L’inno d’Italia oggi

Per molti oggi Il Canto degli Italiani è ormai un testo vuoto, da cantare soltanto durante le partite della Nazionale di calcio (con poco entusiasmo). La mano che si poggia sul cuore durante la sua esecuzione è soltanto un blando “gesto meccanico” imparato da bambini e nulla più. Questo perché l’Italia (e l’unità del popolo italiano) è ormai una cosa scontata, a cui non si fa più caso. Altri non lo considerano nemmeno il proprio inno, preferendo il “Va, pensiero” di Giuseppe Verdi, inneggiando ad una fantomatica indipendenza padana che mai potrà esistere. All’epoca fu lo stesso Verdi a scegliere Il Canto degli Italiani come rappresentate dell’Italia nel suo Inno alle Nazioni del 1862. Il patriottismo di questo inno, considerando che all’epoca “Non s’era ancora fatta l’Italia”, è molto forte. Purtroppo questo sentimento s’è perso con il tempo (o viene usato in modo sbagliato per giustificare la xenofobia).

Nonostante il suo secolo e mezzo di vita, Il Canto degli Italiani divenne “inno provvisorio” nel 1946 e ottenne l’ufficialità soltanto nel 2017, dopo un iter lungo 12 anni. Oggi c’è ancora chi discute sull’opportunità di cambiarlo, ma l’inno di Mameli è ormai parte della nostra storia ed è certo che quel “pezzo” scritto da Novaro e Mameli ed eseguito per la prima volta il 10 dicembre 1847 a Genova, rimarrà in voga ancora per molti anni.

Foto: © Museo del Risorgimento di Genova.

Inno di Mameli: il 10 dicembre 1847 debuttava il Canto degli Italiani ultima modifica: 2021-12-10T15:30:00+01:00 da Antonello Ciccarello

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