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Ottavia Piccolo si racconta e racconta. Delle sue esperienze professionali che recentemente l’hanno vista protagonista del film Occident Express, presentato un mese fa alla Mostra del Cinema del Lido di Venezia nella sezione Giornate degli Autori. Del documentario Uno sguardo su Venezia, che la vede condurre per mano lo spettatore alla scoperta dell’evoluzione storica, filosofica ed esistenziale di Venezia e dei suoi possibili futuri. Di quella Venezia che ormai da sette anni ha scelto come città dove vivere. Ne abbiamo parlato con lei in un tiepido pomeriggio di inizio settembre al Lido, poco lontano dal mare e un po’ fuori dal glamour del festival cinematografico che in quei giorni animava gli spazi tra il Palazzo del Cinema e l’Hotel Excelsior. Oggi, giorno del suo compleanno, ecco il suo racconto, così come Ottavia Piccolo ha voluto proporcelo. A lei la parola.

Ottavia Piccolo mentre recita

Occident Express, cominciamo da qui, dal film presentato alla Mostra del Cinema. E’ il racconto di una storia vera e per certi versi nota, di storie come questa ce ne sono tante… Eppure ognuna di esse ha una sua unicità perché è la narrazione di un dramma. Nel film parliamo di una nonna irachena che con la nipote, una bambina di quattro anni, intraprende il viaggio da Mosul a Stoccolma per scappare dalla guerra e dalla devastazione della sua città. Seguendo quella rotta balcanica che dopo tre anni verrà chiusa (i fatti narrati risalgono al 2015), partono da sole, facendo tutto il percorso prevalentemente a piedi”.

Ottavia Piccolo sul palco con un gruppo di musicisti

Nel film, diretto dal regista Simone Marcelli, l’attrice romana, accompagnata da sei musicisti, racconta questa donna. A modo suo, con un certo distacco. Non interpreta la nonna irachena ma narra la sua storia, la tragedia della partenza, le sofferenze del viaggio, i timori di non riuscire ad arrivare. Dove?

“A Occidente, appunto, dove è ancora possibile trovare la salvezza. E mano a mano che la storia va avanti – spiega l’attrice – dal buio della partenza si passa alla luce della speranza. Lassù in Europa, nella città di Stoccolma”. Occident Express è l’originale trasposizione cinematografica di uno spettacolo teatrale, protagonista la stessa Piccolo, che ha già visto più di cento repliche nei teatri di tutta Italia. “Stefano Massini, scrittore, attore, filosofo, è l’autore di questa pièce. Colui che ha conosciuto la storia di questa profuga grazie ad un contatto quasi casuale, avvenuto attraverso una conoscenza e una telefonata. La storia colpisce Massimi che decide di farne un testo teatrale. Ne nasce un’opera che non è solo una spettacolo ma anche una denuncia. Una delle tante… Lo conferma – spiega Ottavia Piccolo – la sorpresa della donna irachena di cui parliamo.

Ottavia Piccolo in penombra

Quando ha saputo dell’interesse dello scrittore italiano per il suo viaggio della speranza, continuava a chiedergli perché voleva raccontare proprio la sua storia. Non ha nulla di diverso, diceva, da migliaia di altre storie come la mia”. “Infiniti, quotidiani drammi di vite in guerra, di famiglie sterminate. Di fughe di sopravvissuti che, costi quel costi, salivano (e continuano a salire ancora) su questo fantomatico Occident Express. Non è un mezzo di trasporto come si potrebbe pensare ma piuttosto un progetto di salvezza. Un progetto che sulle proprie ali è riuscito a portare molti a destinazione, ma che molti ha dovuto anche abbandonare per strada”. Questa è la storia narrata da Ottavia Piccolo, dagli otto musicisti che accompagnano la narrazione, dal regista Simone Marcelli.

Simone Marcelli è anche l’autore di un docufilm su Venezia. Ancora in corso di lavorazione, sarà pronto probabilmente nel prossimo mese di marzo. Uno sguardo su Venezia il titolo (per ora ancora provvisorio) dell’opera. Ottavia Piccolo farà da guida alla città nei suoi luoghi emblematici. Con uno sguardo e una prospettiva molto particolari. Come è nato questo progetto?

“Ho accompagnato Simone Marcelli a visitare lo straordinario Archivio dello storico del cinema veneziano Carlo Montanaro. Foto, pellicole, apparecchi ottici, fotografici e cinematografici… Per Simone questa visita è stata quasi una folgorazione. Si è fatto una domanda: come è nata l’immagine di Venezia? Come è stato possibile che questa città si sia ritrovata (prima del Coronavirus) con trenta milioni di visitatori all’anno? Questi turisti vengono qui per avere un’immagine di Venezia o piuttosto per avere un’immagine di loro a Venezia, il tanto inflazionato selfie? Questa domanda è stata lo spunto per fare un viaggio a ritroso andando a scoprire le immagini di Venezia del passato, fin dalle prime”.

Ottavia Piccolo durante le riprese
Le riprese di Uno sguardo su Venezia al Caffè Florian

“Già le opere dei vedutisti erano un modo di vendere la città lagunare e di pubblicizzarla, una prima immagine di Venezia da proporre all’estero per invogliare i viaggiatori. Poi è arrivata l’epoca dei Grand Tour, la Belle Époque, gli anni del turismo di massa. Fino al vuoto irreale della Piazza San Marco nei giorni del lockdown e della pandemia. La città della Serenissima ha conservato intatta la sua bellezza, ma ha mutato profondamente la propria essenza, fino al rischio di perderla. Questo nostro lavoro vuole essere una riflessione pacata sulla storia del cambiamento della città durante i secoli e sulle sue prospettive future”.

Il docufilm si sta girando a Venezia ma anche al Lido, location che ormai fanno parte della quotidianità dell’attrice. Perchè Ottavia Piccolo ha scelto di vivere a Venezia?

“Sono venuta a Venezia la prima volta 44 anni fa per una breve vacanza con mio marito e mio figlio. Era il 1976, avevano deciso di regalarci due settimane all’hotel Des Bains. Quella volta siamo andati a vedere alla Mostra del Cinema il film Novecento di Bertolucci. Poi, una ventina di anni fa, ho preso una piccola abitazione per le vacanze. Dove passavamo sempre più tempo… Sette anni fa abbiamo deciso di stabilirci qui definitivamente. Amo Venezia e il Lido, dove viviamo vicino allo storico aeroporto Nicelli, un posto che mi piace moltissimo”.

Intervista a Ottavia Piccolo, dai drammi di Mosul al futuro di Venezia ultima modifica: 2020-10-09T18:00:00+02:00 da Cristina Campolonghi

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