Con i suoi 121 metri di altezza, la Cupola di San Gaudenzio è sicuramente il simbolo della città di Novara, la cui provincia è foriera di grandi bellezze paesaggistiche. Dalle sue volte si può ammirare l’intera città, e nelle giornate di cielo terso si riesce a scorgere lontanissima persino la Madonnina del Duomo di Milano. Ma com’è nato un edificio così imponente in una città di estrazione agricola e provinciale? E qual è la leggenda che ruota attorno alla sua costruzione?

Le origini

L’idea di fornire una cupola alla Basilica del patrono della città risale a metà Ottocento, quando venne chiamato l’architetto Alessandro Antonelli, che diverrà famoso per la costruzione della Mole Antonelliana di Torino qualche anno dopo. L’Antonelli aveva un grandioso progetto in mente, irrealizzabile se si fosse venuto a sapere immediatamente: nessuno lo avrebbe approvato. Di conseguenza, l’architetto decise di avviare i lavori e nascondere le carte del progetto originale, con la promessa di realizzare subito la cupola. Dopo tre anni di lavori, nel 1844, si smontarono i cantieri e… ancora nulla! I novaresi non vedevano alcun progresso, poiché Antonelli decise di spendere quegli anni per rinforzare il tamburo e gli archi in muratura, adattandoli a sostenere il peso dell’opera.

La Cupola di San Gaudenzio: particolare dell'interno

Si decise quindi di proseguire qualche anno più tardi, dopo le guerre di indipendenza contro l’Austria. Nel frattempo, Antonelli presentò un progetto per innalzare l’altezza della cupola da 65 a 75 metri. I lavori ripresero, ma al termine la cupola non era completa. Quello che i cittadini potevano vedere era infatti un doppio ordine di pilastri, senza alcuna chiusura sulla sommità.

La conclusione

A quel punto, Antonelli fu costretto a tirar fuori le carte originali. Il progetto mandò su tutte le furie i finanziatori, che rifiutarono la continuazione dell’opera, salvo poi ricredersi l’anno successivo. La Basilica, infatti, non aveva più un tetto. Con la promessa di portare a termine i lavori rapidamente e senza spese aggiuntive, Antonelli completò la cupola nel 1863. A causa della grande ammirazione suscitata nei novaresi e nei visitatori, l’architetto acquisì in breve tempo molta fama e ricevette carta bianca per ultimare i dettagli. Le decorazioni, il cupolino e il disegno della statua dorata del Salvatore, alta 5 metri e posta sulla sommità della cupola nel 1878.

La Cupola di San Gaudenzio: vista dal Castello

Il timore di crolli e cedimenti portò a una ristrutturazione completa negli anni della Seconda guerra mondiale. Nonostante ciò, i rinforzi vennero realizzati in cemento armato e non in ferro, come invece avvenne per la Mole di Torino. In questo modo la mitica Cupola non solo mantiene la sua caratteristica di scaricare il peso sulla struttura portante in cerchi concentrici sempre più piccoli, ma anche il record di edificio in muratura più alto del mondo, battuto solo dalla torre del Philadelphia City Hall.

La Cupola oggi

Oggi è possibile visitare la Cupola fin quasi alla sommità. L’accesso avviene dal campanile parallelo, collegato alla Cupola per mezzo di un ponticello, che introduce alla Sala del Compasso.

La Cupola di San Gaudenzio: Vista dalla Cupola con GoPro

In questa sala, è ancora custodito il compasso originale di 11 metri che Antonelli costruì per disegnare il progetto originale in scala 1:1, a grandezza naturale. Insomma, un altro gioiello della nostra Italia poco conosciuto ma dall’enorme valore simbolico, architettonico e turistico, che aspetta solo di essere scoperto e apprezzato.

Gabriele Gelmini

Autore: Gabriele Gelmini

Ventisette anni, scrivo di politica e attualità per tante riviste on line. Laureato in Lettere, appassionato di teatro e cultura, aspirante giornalista e attore dilettante, con il cuore un po’ qui e un po’ in Spagna. Leggo, viaggio, canto, scopro, e forse quel che cerco neanche c’è.

La Cupola di San Gaudenzio: una leggenda senza tempo ultima modifica: 2018-12-20T09:00:38+00:00 da Gabriele Gelmini

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