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Il momento più bello di questa domenica appena passata si racchiude in quell’immagine: un lungo e profondo abbraccio. Quello tra una madre e una figlia. Ma gli insulti e le polemiche non sono mancate e questo provoca amarezza. In un’Italia che fa i conti con un’emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo, e dove dovrebbe esserci solo speranza e solidarietà, gli haters non sono mancati. I fatti sono questi: ieri all’aeroporto di Ciampino è atterrato nel primo pomeriggio un volo dei servizi segreti per la sicurezza esterna, che ha riportato in Italia Silvia Romano, la cooperante italiana rapita in Kenya.

Silvia Romano con vestito rosso

Ad attenderla la sua famiglia e la sua mamma. Che nella giornata dedicata alla Festa della mamma ha avuto il regalo più bello. Riabbracciare sua figlia dopo la lunga lontananza. Un’immagine che ha ben presto fatto il giro del web e che racchiude la speranza di una vita che ricomincia. Ad accoglierla a Ciampino anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ma non sono mancate le polemiche, soprattutto sui social. Silvia Romano adesso è a casa e sono momenti di gioia per la sua città, ma anche di indagini sul suo rapimento.

Silvia Romano, le polemiche sul riscatto

Purtroppo 535 giorni di prigionia tra Kenya e Somalia non sono bastati per placare le polemiche. Come spesso accade in Italia e in questo periodo di sofferenza soprattutto, non sono mancati gli attacchi contro Silvia Romano, come era già accaduto oltre un anno fa. Dalle polemiche sessiste a chi ha detto che i soldi per il riscatto, se pagato, andavano usati per l’emergenza. O persino chi ha detto che avrebbe potuto impegnare la sua solidarietà in Italia. Il giornalista Enrico Mentana ha lasciato un commento sui social contro questi attacchi. Un modo per dissociarsi da chi sta dietro una tastiera e spesso lascia spazio a parole piene di odio. Di fronte alla notizia della liberazione della venticinquenne che ha rallegrato tutti e dato speranza, la polemica diventa solo un pretesto per discutere. E adesso non conta.

il post di Enrico Mentana

Silvia è a casa, cosa sappiamo della prigionia e della conversione

Di ora in ora gli inquirenti provano a ricostruire questi lunghi mesi di prigionia. Ciò che ha colpito al suo arrivo a Ciampino è stato non solo il suo grande sorriso ma anche l’abito che indossava. Una tipica veste islamica. E infatti la stessa Silvia Romano ha confermato la conversione alla religione islamica durante i mesi della prigionia. Anche di aver cambiato il nome in Aisha. “È vero, mi sono convertita all’Islam: è stata una mia libera scelta – ha spiegato ai magistrati durante la sua audizione –. È successo a metà prigionia, quando ho chiesto di poter leggere il Corano e sono stata accontentata”.

La conversione quindi  durante la prigionia in Somalia. Una decisione dopo la consegna al gruppo islamico Al Shabab da parte dei primi rapitori kenioti. Nessuna costrizione ci sarebbe stata da parte dei rapitori, ha chiarito la volontaria, “mi hanno trattato sempre con umanità. Non è vero invece che sono stata costretta a sposarmi, non ho avuto costrizioni fisiche né violenze”.

Silvia con i bambini

Le indagini su Silvia Romano e sul suo rapimento

Ascoltata dal pm della procura di Roma Sergio Colaiocco e dagli ufficiali dell’antiterrorismo dei carabinieri Silvia ha raccontato ciò che le è accaduto. “Non c’è stato alcun matrimonio né relazione, solo rispetto” ha anche chiarito la cooperante. Il rapimento il 20 novembre 2018. La cooperante della onlus Africa Milele è stata rapita nel villaggio di Chakama, a circa 80 chilometri da Malindi, in Kenya.

Silvia ha raccontato agli inquirenti di essere stata trattata con rispetto. “Mi hanno assicurato che non sarei stata uccisa e così è stato- ha aggiunto -. Mi sono spostata con più di un carceriere in almeno quattro covi, che erano all’interno di appartamenti nei villaggi. Sono stata trasferita frequentemente e sempre in luoghi abitati e alla presenza degli stessi carcerieri. Loro erano armati e a volto coperto, ma sono sempre stata trattata bene ed ero libera di muovermi all’interno dei covi, che erano comunque sorvegliati”. L’operazione probabilmente gestita da una banda di otto persone. Poi ceduta a gruppi islamisti legati ai terroristi di Al Shabaab in Somalia.

Silvia Romano

E adesso la festa nella sua Milano

E oggi la festa al Casoretto, il suo quartiere a Milano. Ad attenderla gli amici il parroco che ha suonato le campane della chiesa a festa. La aspettano a casa tra applausi, striscioni, cartelloni sulle mura della città, flash mob. Tante le sorprese tra chi la conosce. Ma adesso nessuna polemica, né sulla sua conversione, né sulla sua scelta di volontariato. Ad unire la gente è solo il desiderio di rivederla, di stringersi a lei in un virtuale abbraccio di festa.

La libertà di credere è tesoro nazionale. Chi insulta Silvia non è un vero italiano ultima modifica: 2020-05-11T13:00:00+02:00 da Federica Puglisi

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