Essere mamme all’estero è una delle più grandi sfide. Allevare i propri figli in un contesto diverso da quello che è stato il nostro non è cosa facile.  La situazione offre vantaggi indiscutibili, ma anche degli svantaggi.

In questo articolo cercheremo di trattare punto per punto sia i lati negativi sia quelli positivi.

Vantaggi per i figli e per i genitori

  • Crescono in un AMBIENTE MULTICULTURALE, imparano presto che la cultura di appartenenza non è necessariamente l’unica cui fare riferimento. Questo li aiuterà ad ambientarsi con facilità nel mondo liquido e privo di barriere che si va velocemente costruendo.
  • Parlano più lingue. Sono in pratica BILINGUE o TRILINGUE. Di solito nelle famiglie si conserva e si parla la lingua di origine mentre a scuola si studia  nella  lingua del posto praticandola come dei nativi. Se uno dei genitori non è italiano ma di nazionalità ancora diversa da quella locale, ecco che i figli diventeranno presto dei trilingue. Il cervello di un bi-trilingue è più malleabile, sa accettare più facilmente la diversità e, di conseguenza, anche i genitori diventano più tolleranti e flessibili se vogliono instaurare un dialogo aperto e profondo con la propria prole.
  • I figli, esposti a input diversi e più stimolanti rispetto a quelli proposti in un ambiente conosciuto e protetto come potrebbe accadere in patria, CRESCONO PIÙ FORTI, con la tendenza a non lamentarsi e a non cercare scappatoie ai problemi. Imparano a confrontarsi, si aprono al dialogo, superano con agilità eventuali problematiche che in altre condizioni richiederebbe maggiori sforzi.

    I piccoli diventano adulti prima

  • Nelle società  del Nord Europa e del Nord America per esempio, a 16 anni si esce di casa ed a 20, spesso, si ha un lavoro e si riesce ad essere indipendenti  anche economicamente. Questo è possibile non solo grazie al fatto di vivere all’estero, ma grazie anche e soprattutto ad un sistema sociale che permette lo svilupparsi dell’indipendenza dei giovani in età congrua. I figli si integrano presto nella società che li ospita ed i genitori non devono preoccuparsi del futuro lavorativo e professionale incerto che, per esempio, affligge i pensieri dei genitori i cui figli vivono in Italia.
  • Vivendo all’estero e, dunque, lontano dall’influenza delle famiglie dei nonni, dei fratelli, dei cugine e dal resto del parentado, i genitori riescono ad impartire ai figli l’educazione che più ritengono idonea per le loro esigenze. Crescere un figlio all’estero permette di NON SUBIRE INGERENZE FAMILIARI che sono invece molto diffuse in patria.

Svantaggi per i figli e per i genitori

  • L’AMBIENTE MULTICULTURALE PUÒ ESSERE SPIAZZANTE. Se dunque da un lato, in generale, l’esposizione a stimoli e novità aiuta un bambino a crescere ed a sviluppare maggiori capacità di risoluzione problemi e facilità di integrazione, dall’altro, talvolta, può provocare un rifiuto e la mancanza di integrazione. Potrei fare l’esempio di Aurora, che ha scritto un capitolo del nostro libro dedicato alle Donne che Emigrano all’Estero, dove descrive le problematiche incontrate dai suoi due figli una volta trasferiti dall’Italia in Danimarca: rifiuto del cibo, rifiuto di apprendere la lingua, chiusura in se stessi. Un aiuto da parte di uno psicoterapeuta è indispensabile in casi del genere e adesso i figli di Aurora si stanno piano piano integrando nella realtà danese.
  • Il bi-trilinguismo può presentare dei rovesci della medaglia insidiosi. Può capitare che dia luogo a delle INCOMPRENSIONI COMUNICATIVE TRA GENITORI E FIGLI. Nelle famiglie degli espatriati esistono di solito delle lingue forti. Che, a seconda delle circostanze, prevalgono quando l’una e quando l’altra. Un esempio pratico: una madre italiana parlerà come lingua forte la lingua italiana. Una figlia di madre italiana cresciuta su suolo inglese parlerà come lingua forte la lingua inglese. A livello comunicativo possono nascere degli equivoci e  delle incomprensioni dovute al diverso livello di padroneggiamento delle diverse lingue. In questo caso, allo scopo di non danneggiare il rapporto genitore-figlio, è sempre bene ricordarsi che è il genitore che deve scendere a compromessi. Cercando di  spiegarsi meglio e di farsi capire dal figlio. Soprattutto se piccolo, e non aspettarsi il comportamento contrario.

    La lontananza dalla famiglia di origine: nonni e  zii

  • Ebbene sì, questo è uno dei maggiori scogli da affrontare, trasferendosi all’estero. Poco prima abbiamo annoverato l’assenza della famiglia di origine come un punto positivo. In quanto permette di non subire ingerenze nei sistemi educativi che i genitori scelgono per i propri figli. Ma ecco che ora bisogna analizzarne gli svantaggi. I nonni sono una risorsa insostituibile, fonte di sapere antico e di continuazione delle tradizioni familiari stesse. La lontananza crea un vuoto che è difficile da riempire. Che richiede a chi si trasferisce fuori dall’Italia uno sforzo extra. Non solo sul piano psicologico e di supporto emotivo, ma anche pratico. Tutte le volte che un bambino in patria può contare sull’accudimento dei nonni, all’estero deve invece affidarsi alle cure di persone estranee alla famiglia. Come nannies, baby sitters e madri di altri bambini che organizzano play dates. Questo può essere al contempo fonte di apprensione non solo per i bambini ma anche per gli stessi genitori.
  • POSSIBILE SENSAZIONE DI MANCANZA DI RADICI. Dal punto 3 è facile evincere che i figli che crescono all’estero rischiano di provare un senso di “sradicamento” culturale. Antonella dalla Svezia, che si occupa di inserimento e di bilinguismo di figli di italiani e di coppie miste nella scuola svedese dice che i “figli appartengono alla cultura del luogo dove crescono” e non necessariamente alla cultura dei loro genitori. E’ un fatto che, chi emigra con figli piccoli, deve tenere in alta considerazione. Affinché possa affrontare le dinamiche del processo con consapevolezza. È fondamentale ricordare sempre ai bambini il paese dal  quale provengono e mantenere in famiglia vive le tradizioni della patria che si è lasciato. Questo infonde nei figli un maggiore senso di appartenenza e permette loro di vivere la transizione con maggiore serenità.

Articolo realizzato con il contributo personale delle autrici del sito web www.donnecheemigranoallestero.com

Antonella da Stoccolma. Valentina e Katia da Locarno. Elena da Londra. Stefania da Hong Kong. Annalisa da Annecy. Paola da Utrecht. Daniela da Den Haag. Elena da Vancouver. 

Katia Terreni

Autore: Katia Terreni

Siamo Donne Italiane, viviamo all’Estero, siamo le moderne migranti che oggi chiamano expat.
Quando il “time for changing” arriva, come dicono nei paesi anglosassoni, è tempo di partire e di cambiare. Non si è mai del tutto pronte per compiere il grande passo né l’espatrio rappresenta, di norma, la prima opzione vagliabile nelle situazioni critiche.
Eppure, partire per fare un’esperienza all’estero di anni, talvolta per una vita intera, può davvero cambiarci in meglio se ne sappiamo cogliere gli spunti positivi. Non importa se si parte per inseguire una carriera professionale all’estero, se si accompagna il partner in trasferta o se, una volta partite per un viaggio, si decide di non fare più ritorno. Espatriare è sempre potenzialmente un’esperienza dal forte carico di “arricchimento interiore”.
Attraverso il blog vi facciamo partecipi dei nostri pensieri, delle nostre riflessioni e della nostra vita, vi raccontiamo le nostre storie e vi apriamo gli occhi sulla complessa e ricchissima realtà da espatriate.

Perché condividere in rete, oggi, è il miglior modo per fare quadrato tra donne e sentirsi vicine ovunque nel mondo!

Mamme italiane all’estero: vantaggi e svantaggi ultima modifica: 2017-03-24T08:19:08+02:00 da Katia Terreni

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