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Il Monastero di Fonte Avellana, dedicato alla Santa Croce, è un luogo di grande spiritualità. Qui, secondo la tradizione, vissero ben 76 fra santi e beati. Ubicato nel comune di Serra sant’Abbondio (Pesaro Urbino), alle pendici del monte Catria, ha origini molto antiche. Scrigno di bellezza e sobrietà naturalistica, è circondato da magnifici boschi. Avvolto dal silenzio, invita alla preghiera e alla meditazione. Secondo la tradizione, il Monastero accolse il Sommo poeta Dante Alighieri. Ospite di Bosone di Gubbio, nel 1318, Dante si sarebbe recato a Fonte Avellana e, visitato il luogo, lo descrisse nel canto XXI del Paradiso. 

Antico eremo

Il Monastero era inizialmente un eremo, sorto intorno al 980. In quel periodo, alcuni eremiti scelsero di costruire le prime celle. San Romualdo di Ravenna, padre della Congregazione benedettina camaldolese, che visse e operò fra il X e l’XI secolo in località vicine a Fonte Avellana, ne influenzò la spiritualità. Un altro santo, Pier Damiani, nel 1043 divenne priore proprio in questo luogo. Egli non solo fece ampliare la costruzione originaria, ma fece dell’eremo un punto di riferimento religioso e sociale. Nel 1325, esso divenne un’abbazia e Fonte Avellana una potenza socio-economica.

Il Monastero visto dall'alto

Nel 1392 conobbe la pratica della commenda, che vi rimase fino al 1700. La commenda consisteva nell’affidamento dei benefici o dei beni di proprietà di un monastero o di un’abbazia a persone estranee, per lo più di alto rango ecclesiastico o civile, allo scopo di fare la loro fortuna. Il Monastero fu ampliato e ristrutturato alla fine del XV secolo, con il Cardinale Giuliano Della Rovere, futuro Papa Giulio II. Le celle dei monaci raddoppiarono di numero ma iniziò una lenta e inesorabile decadenza monastica. Questo declino si concluse nel 1810 con la soppressione napoleonica e, nel 1866, con quella italiana. Tornata sotto la gestione dei monaci camaldolesi nel 1935, oggi Fonte Avellana ha riacquistato il suo antico splendore, spirituale e architettonico.

Come si presenta

Il Monastero oggi è un grande edificio, composto da un ampio piazzale. Da questo si accede alla chiesa la cui pianta ha la forma di una croce latina coperta da volte a botte a sesto acuto, con presbiterio sopraelevato sulla già esistente chiesa, divenuta cripta. L’altare maggiore è sovrastato da un imponente crocifisso ligneo del 1567, opera di Francesco Tiraboschi da Pavia. Dietro l’altare, pur non in piena armonia con il resto della costruzione, è stato posto il coro realizzato in stile neoclassico nel 1854. La chiesa, edificata a partire dal 1171, fu elevata a Basilica minore nel 1982 da Papa Giovanni Paolo II. In origine, al suo interno non vi era il coro. Furono i monaci camaldolesi a farlo costruire successivamente. Questa è la parte più antica del complesso architettonico insieme al chiostro e allo scriptorium, risalente al XII secolo.

Monastero, biblioteca

Il giardino botanico

Il Monastero ospita anche un giardino botanico, oggi aperto anche al pubblico. Qui i monaci emanuensi, aiutati dalla luce del sole, ricopiavano gli antichi manoscritti arricchendoli di artistiche miniature. All’interno della biblioteca sono ancora conservati antichi e preziosi volumi. Fra questi, il Codice NN dell’XI secolo, primo breviario della comunità avellanita e prezioso documento dell’evoluzione delle notazioni musicali. All’interno del giardino, così come avveniva in ogni monastero, i monaci coltivavano le piante medicinali sotto la direzione di un monaco che aveva specifiche funzioni sanitarie.

Monastero, finestre

Luogo di meditazione

Il Monastero di Fonte Avellana non è solo un’originale struttura architettonica, ricca di storia, bellezza e fascino. È soprattutto un luogo di silenzio che invita alla preghiera. Entrandovi e dimorando nelle sue celle si vive un’esperienza unica. Un abbraccio di energia spirituale che innalza l’anima verso Dio.

(Foto Monastero della Santa Croce di Fonte Avellana, sito web)

Il Monastero di Fonte Avellana, scrigno di spiritualità e bellezza ultima modifica: 2021-12-19T09:00:00+01:00 da Antonietta Malito

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