Dopo il Parco dei mostri di Bomarzo, sembra davvero di aver visto tutto quanto ci sia di bizzarro nella capitale. L’atmosfera grottesca e ricca di mistero che caratterizza questo luogo, però, non è l’unica che colora la tumultuosa città di Roma. Al centro tra via Sistina e via Gregoriana, si erge un edificio che ricorda tanto un incubo ad occhi aperti. Ci si aspetta che, guardando le sue strambe finestre e il suo raccapricciante portone, i suoi occhi si infiammino e le sue fauci prendano vita! Ma…cosa si nasconde dietro l’aspetto di Palazzo Zuccari? Scopriamolo insieme!

Palazzo Zuccari e la sua storia

Il fautore di questa magnificenza architettonica fu Federico Zuccari. Questo artista, che aveva lavorato anche a Firenze, decise di realizzare un edificio in cui avrebbe vissuto, che rispecchiasse tutta la sua creatività e il suo talento speciale. Nel 1590 comprò il terreno vicino alla Trinità dei Monti, sui resti degli antichi giardini di Lucullo (famoso per la sua ricchezza). A quel punto, mancava solo dare vita alla casa d’artista fra le più peculiari d’Italia. Sin dal principio, Zuccari quasi andò in bancarotta per portare a termine la sua opera, quasi come se delle forze oscure ne dovessero decretare il compimento. Alla sua morte, lasciò la casa agli artisti dell’accademia di San Luca, anche se di fatto la dimora cadde nelle mani di Marc’Antonio Toscanella. Successivamente Girolamo Rainaldi ampliò il complesso, dandogli l’aspetto che venne mantenuto fino al 1904, prima che venisse del tutto restaurato.

Facciata di Palazzo Zuccari
Facciata di Palazzo Zuccari

La famiglia Zuccari riacquistò il palazzo dalla famiglia dei Toscanella, e lo stesso restò patrimonio degli Zuccari fino a che l’avvocato Federico Zuccari, ultimo discendente della dinastia, decise di cederlo ad Henriette Hertz. La donna, in seguito, lo donò al governo tedesco, costituendo la Biblioteca Hertziana, specializzata in storia dell’arte.

L’architettura

Di certo, ciò che si nota immediatamente quando si ammira questa struttura così particolare, sono le decorazioni. Le cornici delle porte e delle finestre esterne hanno infatti l’aspetto di mostruose bocche aperte, che richiamano palesemente il Giardino di Bomarzo e lo stile artistico fantasioso dell’architettura manierista del XVII secolo. I tre mascheroni su via Gregoriana attirano lo sguardo di visitatori e non, affascinando e incuriosendo per la loro maestosità. Tempo prima, Zuccari aveva usato una forma simile per una illustrazione che rappresentava la porta dell’inferno dantesco. Chiaramente, per l’artista questo era un messaggio evidente, e la sua intenzione maggiore fu quella di stupire e spaventare chiunque ammirasse il Palazzo. Una volta entrati però, l’atmosfera sarebbe mutata del tutto, perché la vista paradisiaca del giardino avrebbe placato i cuori tachicardici dei turisti.

Era traboccante di rose, fontane e sculture, che stavano a simboleggiare lo status sociale del suo creatore. In netto contrasto con la semplicità degli esterni, l’interno è caratterizzato da ricchezza e sfarzo.

Palazzo Zuccari e la Roma di D’Annunzio

La bellezza e il senso di inquietudine che questo luogo suscita negli animi di chi vi si imbatte, non potevano lasciare indifferente un esteta decadente come Gabriele D’Annunzio. Nella sua opera, Il Piacere, D’Annunzio esprime tutto il vivo interesse per Palazzo Zuccari e il suo sublime fascino: «Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de’ Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, Annurcaattenuato. Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch’esalavan ne’ vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d’un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine nel tondo di Sandro Botticelli alla galleria Borghese».

Gabriele D'Annunzio
Gabriele D’Annunzio

Palazzo Zuccari incarna nelle sue mura, in un certo senso, la metafora della poliedricità della vita. L’arte, musa salvifica, riesce nella sua spettacolarità a mostrare sia il terribile aspetto delle apparenze mefitiche, che il dolce profumo della natura rigogliosa, colta nel suo virginale candore. Un luogo che non è solo da osservare, ma nella cui magia…immergersi!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Palazzo Zuccari: un misterioso viaggio tra paura e bellezza nella città di Roma ultima modifica: 2018-04-06T09:30:01+00:00 da Marcella Calascibetta

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