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Il 19 luglio ricorre l’anniversario della strage di via D’Amelio in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. Dopo ventotto anni tante ombre e depistaggi inquinano ancora la verità dei fatti.

Paolo Borsellino e via D’Amelio

Ancora era forte l’eco della strage di Capaci del 23 maggio, che Palermo e l’Italia, il 19 luglio 1992 ripiombano nel terrore. Un tamtam incessante annuncia un attentato di stampo terroristico – mafioso. A morire il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Al civico 21, di via D’Amelio, casa della madre del magistrato ad attenderlo un auto imbottita di esplosivo. Una Fiat 126 che poi risulterà rubata, alle 16:58, provocò una deflagrazione infernale. “Inferno”, appunto, è la parola usata da Antonino Vullo, l’unico agente sopravvissuto della scorta del magistrato, per descrivere quei momenti drammatici.

luogo della bomba a Capaci

Nello scoppio, oltre al giudice, impegnato con Giovanni Falcone, nella più grande inchiesta antimafia della storia italiana, morirono cinque agenti di scorta. Tutti appartenenti della Polizia di Stato, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Emanuela Loi: primo agente donna della Polizia a fare parte di un servizio scorta e prima a cadere in servizio.

Paolo Borsellino un uomo impegnato

Paolo Borsellino palermitano, nasce nel quartiere popolare della Kalsa, è considerato con Giovanni Falcone personalità di spicco nella lotta alla mafia sia a livello nazionale che internazionale. La sua formazione classica lo porta a iscriversi alla facoltà di giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo. Durante il periodo universitario fu impegnato attivamene nei movimenti studenteschi. Si laurea con lode a soli ventidue anni. Il padre morì poco dopo, impegnandolo a portare avanti la farmacia di famiglia, in attesa che la sorella Rita si laureasse.

foto in bianco e nero di Paolo Borsellino

Intanto nel 1963 vince il concorso in magistratura, diventando il più giovane magistrato d’Italia. Inizia un percorso fatto di incarichi prestigiosi che lo porterà nel 1975 all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo e a collaborare con Rocco Chinnici. E nel 1980 accanto al capitano Basile, a continuare un’indagine di mafia iniziata da Boris Giuliano. In quegli anni Chinnici istituisce il “pool antimafia”. Ne facevano parte Giuseppe di Lello, Leonardo Guarnotta e naturalmente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

L’esperienza del pool antimafia

L’esperienza di Paolo Borselino, Giovani Falcone e degli altri giudici istruttori nel pool antimafia, aprí una pagina importantissima della storia italiana. Parliamo del Maxiprocesso di Palermo che portò alla sbarra 475 imputati per reati di mafia, corruzione, omicidio, traffico di stupefacenti, estorsione. L’operato dei magistrati smosse l’opinione pubblica, puntando gli occhi, su un problema che spesso si era preferito non vedere. Si scoperchiò un grandissimo vaso di Pandora, che conteneva i più vergognosi traffici e intrighi.

i due giudici che hanno combattuto la mafia siciliana, Paolo Borsellino e Falcone

L’ultimo grado di giudizio del maxiprocesso si ebbe nel 1992. Anno che divenne terribile e tragico. Le grandi conquiste della giustizia risultarono offuscate da attentati, omicidi e stragi mafiose. Si iniziò con l‘omicidio dell’onorevole Salvo Lima. Poi venne la strage di Capaci del 23 maggio e, il 19 luglio quella di via D’Amelio. Delitti tutti rivendicati dalla “Falange Armata” ma che ora a distanza di anni è noto, che siano stati orditi e comandati, dal boss Salvatore Riina.

Dopo ventotto anni si aspetta giustizia

Dopo ventotto anni da quell’anno terribile ancora tante ombre aleggiano sulla storia di quel periodo e sulle stragi di mafia. Capaci e via D’Amelio, sono state per la criminalità organizzata una sfida lanciata allo Stato. Pare siano state cancellate e fatte sparire prove inconfutabili. Così come è sparita dalla scena della strage di via D’Amelio la famosa agenda rossa che il giudice Borsellino portava sempre con se e, che conteneva elementi fondamentali di indagine.

manifesti con i due giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone

Dopo ventotto anni tutti noi, ancora, oggi chiediamo giustizia. Per Falcone, Borsellino gli agenti di scorta, ma per tutti gli innocenti e le persone impegnate a rendere questo mondo più giusto e pulito e che invece hanno trovato la morte per mano di criminali senza scrupolo. Oggi di sicuro l’Italia è molto diversa da quella del 1992. Si spera che la giustizia e la verità possano trovare il giusto posto.

Paolo Borsellino: ventotto anni fa la strage di via D’Amelio ultima modifica: 2020-07-19T09:30:00+02:00 da Gianna Maione

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