Ah, la bella cucina italica! Gustosi piatti invidiati in tutto il mondo, spesso oggetto di (tremende) imitazioni estere. Ma come disse il buon Shakespeare «non è tutto oro quel che luccica». Eh sì, perché vi sono pietanze nel nostro Belpaese che sapranno farci fuggire come Bolt in una finale olimpica. Vere e proprie leccornìe che ci faranno rivalutare la pizza con l’ananas, gli spaghetti con il ketchup e Starbucks. Stiamo esagerando? Giudicate voi, ma sappiate che potrebbe passarvi l’appetito leggendo le prossime righe.

Involtini primavera? No, di agnello!

Pronti via, partiamo subito con un piatto che farà la gioia di tutti gli amanti degli splatter: i turcinieddi (o gnumarreddi). Tipici della tradizione culinaria pugliese, molisana, calabrese, campana, abruzzese e laziale (praticamente solo in Valle d’Aosta non li fanno), questi non sono altro che dei semplici involtini. Niente di strano quindi, vero? Beh, in verità sono involtini fatti con le budella di agnello, ripieni di interiora di agnello e – in alcuni casi – arricchiti con trippa di agnello e animella (una specie di ghiandola del bovino). Insomma, povero agnello! Questi piccoli e deliziosi manicaretti si preparano alla griglia con foglie d’alloro, rami d’ulivo e tanto coraggio.

Turcinieddi: piatti più strani d'italia

Lumache crude: il sushi dei poveri

Sempre in Puglia (ma anche in Sicilia) è possibile imbattersi in un altro piatto da sogno: le lumache. Ma non si trattava di una pietanza tipica francese? Assolutamente, ma noi in Italia abbiamo la versione per veri uomini. La tradizione prevede infatti che queste piccole e dolci lumachine siano consumate crude, magari ancora vive. Al massimo, se proprio l’idea del viscidume che le ricopre inizia a provocarci conati di vomito, possiamo scottarle su una piastra. Oggi è difficile trovarle nel menù di un ristorante, ma un tempo erano considerate un valido rimedio contro la gastrite. Hai mal di pancia perché magari hai mangiato lumache crude? Nessun problema: mangia altre lumache crude!

lumache crude: piatti più strani d'italia

‘O pere e ‘o musso: qui non si scarta proprio nulla!

Si dice che del maiale non si butti via nulla. E in Campania questa cosa è stata presa alla lettera. ‘O pere e ‘o musso, infatti, altro non è che il piede e il muso del maiale (o del vitello). Per prima cosa si puliscono le parti in questione, poi si passa alla bollitura, il tutto viene successivamente tagliato in piccoli pezzi e servito in un piatto con sale e limone. Solitamente viene venduto dai tipici carretti in mezzo alla strada, rendendolo di fatto uno dei simboli dello street food campano. Ma nonostante questo, della tradizione culinaria napoletana, continuiamo a preferire la pizza.

o per e o musso: piatti più strani d'italia

Il sanguinaccio: la crema preferita dai vampiri

Che belle le creme spalmabili al cioccolato! Così dolci, così gustose, così spalmabili. Una vera e propria prelibatezza adatta a grandi e piccini. Poi un giorno qualcuno, con evidenti problemi di sadismo, pensò bene di arricchire la ricetta con un ingrediente speciale: il sangue del maiale. Eh sì, perché come vi abbiamo già detto in precedenza, di questo animale non si butta via nulla! Subito dopo la sua macellazione, il sangue veniva raccolto in grossi recipienti, mescolato per circa 15 minuti, filtrato e cotto con cioccolata fondente, zucchero e altri ingredienti. Purtroppo – o per fortuna – la vendita di tale piatto è stata vietata nel 1992 per motivi sanitari. Quello che si trova oggi in commercio è la versione light senza sangue, anche se il dubbio – visto il nome – rimane.

sanguinaccio: piatti più strani d'italia

Casu martzu: con vermi e formaggio ci vuole coraggio

Chiudiamo questa gustosa rassegna culinaria con forse il piatto più “particolare” della Penisola: il casu martzu (o caso frazigu). Dall’esterno potrà sembrare un classico formaggio, ma al suo interno si nasconde un terribile segreto. Una colonia (o branco, stormo, gregge o quello che è) di vermi si sta letteralmente mangiando il nostro formaggio!

casu marzu: piatti più strani d'italia

La Piophila casei (mosca del formaggio) depone infatti le sue uova tra le fessure della crosta. Non appena schiuse, i pargoli della suddetta mosca iniziano a nutrirsi con il latticino in questione. Si crea così una sorta di cremina fatta di vermi, escrementi dei vermi (eh, mica ci sono i bagni là dentro?) e formaggio masticato dai vermi. Ora, una persona normale, alla vista di tale scempio, prenderebbe il tutto per buttarlo nella spazzatura. In Sardegna, invece, hanno deciso di trasformarlo in un piatto tipico. Ma sognatevi di trovarlo in salumeria: l’Unione Europea ne ha infatti vietata la vendita. Se proprio ci tenete ad assaggiarlo, dovrete inoltrarvi nel cuore dell’isola alla caccia di qualche allevatore legato alla tradizione, proprio come Indiana Jones.

E voi, conoscete altri piatti da consigliare ai deboli di stomaco?

Gabriele Roberti

Autore: Gabriele Roberti

Affascinato da sempre dal Lato Oscuro della Forza, abbandona in tenera età l’idea di diventare un Sith. Da quel momento ha iniziato a dedicarsi ad altro: gli studi, il lavoro, le ragazze e i tornei a Fifa. Dopo la laurea in lettere ha iniziato a scrivere senza sosta, arrivando a vedersi pubblicato su vari siti e blog come italiani.it.
Sogna un viaggio in estremo oriente, e di provare almeno una volta tutte le cucine del pianeta. In attesa ovviamente di una chiamata da Lord Fener…

Cucine da incubo: i piatti più strani della Penisola ultima modifica: 2018-10-08T09:00:37+00:00 da Gabriele Roberti

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