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Thomas Schütte e Tatiana Trouvé dalla Pinault Collection a Venezia

Una programmazione diversa ma coerente”: così Bruno Racine, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, presenta le due nuove mostre della Pinault Collection a Venezia. Due monografiche, Thomas Schütte. Genealogies e Tatiana Trouvé. La strana vita delle cose, che da una riva all’altra del Canal Grande dialogheranno fino al 23 novembre. Due mostre coerenti, spiega Racine, anzitutto perché si tratta di due presenze artistiche molto importanti nella Collezione Pinault. E perché entrambe mettono al centro il corpo dell’uomo. Se a Punta della Dogana in modo chiaro, diretto, a Palazzo Grassi la materialità del corpo non c’è ma lascia tracce della sua presenza. Le due mostre hanno in comune anche l’utilizzo dei materiali, che sono tanti: dal bronzo, alla ceramica, al vetro, anche quello di Murano. Thomas Schütte, in particolare, fa tappa fissa a Venezia tutti gli anni proprio per realizzare opere in vetro di Murano. E ancora, in entrambe le monografiche una parte importante è dedicata ai disegni che rappresentano, per Schütte e Trouvé, la parte più intima del loro lavoro, il dietro le quinte della creazione. Come pure, in questo anno di Biennale Architettura, è importante sottolineare quanto l’architettura sia presente nelle opere dei due artisti.

Il linguaggio della figura umana nell’opera di Thomas Schütte

Thomas Schütte. Genealogies, a cura di Camille Morineau e Jean-Marie Gallais, è la prima grande retrospettiva in Italia dell’artista tedesco, classe 1954. La sua misura artistica, lontana dal minimalismo e dall’arte concettuale, dà vita ad un mondo fatto di sculture, opere bidimensionali, modelli architettonici. L’artista tedesco ha un forte legame con l’Italia e la sua arte, in particolare con la scultura antica che si esprime ed è ben evidente a Punta della Dogana, dove si traduce in creazioni che esprimono il linguaggio del viso, del corpo, della figura umana a tutto tondo.

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E’ in questo contesto che sta la sua dimensione poetica, a tratti un po’ inquietante, in molti casi dirompente, come quella espressa in tre grandi figure con i piedi prigionieri della base dove poggiano. O in due possenti bronzi: la figura di donna davanti all’ingresso,Mutter Erde, è stata realizzata ad hoc per questo progetto. Il monumentale bronzo maschile “Vater Staat“, nel torrino, è invece un’opera creata nel 2010. Fra sculture, modelli architettonici, fotografie, incisioni, disegni realizzati dalla fine degli anni ’70 in poi, c’è anche l’opera che alla Biennale di Venezia del 2005 ha vinto il Leone d’Oro. Tre scheletri di ferro con strani volti in silicone e sulle spalle coperte industriali: umanoidi? predatori? extraterrestri?

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Le tre sagome in qualche modo riportano a uno dei temi dell’arte di Thomas Schütte: il suo rapporto con il clima sociale e politico contemporaneo. Sono gli “Efficiency Men“, pronti a predare in nome dell’efficenza.

I mondi di Tatiana Trouvé

Tatiana Trouvé. La strana vita delle cose, a Palazzo Grassi, è una passeggiata nei diversi mondi dell’artista, una circolazione di elementi che si parlano da un piano all’altro del Palazzo che li ospita. “Un navigare – spiega Trouvé – nel mio universo. Che comincia qua e che man mano diventa sempre più cosmico”. Qua significa a piano terra di Palazzo Grassi, dove parte del pavimento è stata coperta da una colata di asfalto. Su questa base, costellazioni realizzate con coperture metalliche di tombini (che l’artista ha recuperato in città diverse del mondo, Parigi, Londra, New York ma anche Roma e Venezia) danno vita ad una mappa cosmologica che comunica con le opere, i lavori, gli oggetti esposti nei piani superiori. Una mappa che muta e si fa diversa secondo il punto da dove la si osserva. E che, fra l’altro, vuole suggerire anche il reticolo sotterraneo di acqua e energia che caratterizza le città del mondo, quella di Venezia in particolare.

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La mostra, spiegano i curatori Caroline Bourgeois e James Lingwood, “E’ un invito a scoprire il territorio immaginario di Tatiana Trouvé sui tre piani di Palazzo Grassi”. Che si legano, tra sculture, grandi disegni, opere su carta mai esposte prima e tracce di attualità. Emblematica in questo senso From March to May, 2020”, una carrellata di prime pagine di quotidiani dei primi mesi della pandemia, che l’artista usa come base per disegni durante le settimane di isolamento.

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Un’intera sala è dedicata aL’inventario”, la stanza della memoria dove gli oggetti (fiori secchi, semi, scarpe, lattine, lucchetti, scatole … ) giacciono in attesa di farsi arte per diventare parte dei mondi interiori ed esteriori, dei ricordi, dei sogni, dell’universo tutto di Tatiana Trouvé. Di cui questa mostra ospitata a Palazzo Grassi è la prima grande monografica in Italia.

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