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Tutti, in provincia di Parma, conoscono Achille Fereoli. Nel suo periodo rosa è stato brillante e stimato imprenditore, popolare produttore di salumi pregiati, tra i quali il famoso Salame di Felino (il suo è dolce, morbido, equilibrato, proprio come vuole la tradizione della Food Valley), nonché proprietario di uno dei ristoranti più apprezzati del parmense, lo storico Pane e salame.
Quale personalità di riferimento del felice e gaudente territorio compreso tra i comuni di Felino e Sala Baganza (zona di pregevolissimi giacimenti gastronomici), Achille, oltre a ricoprire con abnegazione il ruolo di garante dei valori della propria terra, non ha mai mancato di sostenere generosamente le tante piccole comunità sparse ai piedi dell’Appennino, rendendo incondizionatamente disponibili, nei momenti di bisogno, le sue risorse. In tanti, da queste parti, ricordano ancora un giovane Achille impegnato in prima persona nelle iniziative per la piccola parrocchia di Maiatico, a fianco dell’illustre prete esorcista e rabdomante, il compianto Don Miodini. Era facile incontrare Achille insieme al papà Attilio (cantore liturgico, lettore e uomo tuttofare) alla chiesetta di San Nicolò, intenti a sbrigare le faccende quotidiane di questo anziano parroco rimasto orfano della sua fedele perpetua;

La storia di Achille Fereoli

era uomo profondamente religioso Achille Fereoli. Poi, quindici anni fa, il buon Dio decise di offrire ad Achille la prova più terribile che un uomo possa trovarsi ad affrontare: la tragica e violenta perdita della sua giovane, bellissima e adorata figlia Virginia. Il dono crudele di un dolore insostenibile, marchiato con stigmate che non potranno mai più rimarginarsi. Un dolore così grande che cominciò a spargersi, come lava, in tutta la comunità. Per lungo tempo le strade del paese divennero blu, grevi, impraticabili. Furono giorni di lutto nei quali la presenza stessa della luce del sole pareva innaturale, irrispettosa, fuori luogo. Così, Achille decise di camminare le sue lunghe notti insonni fino all’albeggiare per le terre di Barbiano, San Michele, San Michelino, Sant’Ilario Baganza; il suo respiro, dapprima rinchiuso in una corazza di immane costrizione, riprese, poco a poco, a fluire. Poi diventò ritmo. Un ritmo nuovo. Achille cominciò a percepire lo scorrere del sangue della terra. Apprese il segreto del fondersi con la natura e, da fedele praticante che era stato, nel corso degli anni, si trasformò in uomo spirituale. Le sue ferite impararono a vibrare all’unisono con quelle della terra, così da renderlo in grado di dispensare alle sue piante, ai frutti, la giusta cura. Fu così che Achille prese a recuperare vigneti abbandonati lungo la valle del Baganza. E a lavorarli, da solo, lasciando che il dolore, nel ripetersi dei gesti duri, sfiancanti, tipici delle opere e dei giorni del contadino, si trasformasse in amore, in guarigione.

La rinascita

Oggi, il rapporto di Achille con la sua terra è così profondo che la terra stessa pare offrirsi a lui, attribuendogli un ruolo sacerdotale: coloro che lo incontrano lo percepiscono immediatamente, ne è divenuto Protettore. Achille ha dapprima ripristinato la vigna di Brian, a Sant’Ilario Baganza, un appezzamento di circa 35/40 anni di età, poi la vigna del Monte da cui trae il Lambrusco di Attilio. Qui, ha trovato piante di Lambrusco Maestri, in prevalenza, insieme a piccole percentuali di Merlot e Trebbiano. Quest’altro vigneto ha circa 75 anni. Lo spettacolo più bello è scorgere Achille all’alba in queste vigne, mentre si prende cura di loro. E poi sedersi al tavolo con lui e i suoi vini. Il bianco di Brian è un Sauvignon in purezza figlio, va da sé, di una vinificazione completamente naturale, senza alcuna chimica.

la veduta del vigneto di Achille Fereoli

Che si tratti di annate diverse o della stessa vendemmia, la sensazione è quella di avere a che fare con la vita. Nessuna bottiglia è uguale a un’altra, il contenuto di ciascuna è organico e dotato di un proprio, unico, carattere. Il ventaglio dei colori spazia dall’ocra all’arancio tenue. La costante è il profumo della terra, l’odore della guarigione. Una bottiglia ha naso di salvia fresca, lavanda, verbena. Un’altra, di miele, frutta tropicale, pera matura. Un’altra ancora, di croccante zucchero di canna, composta della nonna, bacche. Tutte, in bocca, presentano un’acidità naturale, spontanea, di variabilità sorprendente (provare per credere: lasciate lì il bicchiere, immobile. Riprendetelo dopo minuti, ore: accade sempre qualcosa di magico). L’alcol non si sente, eppure c’è: prova concreta dell’immanenza della spiritualità. Poi il rosso, più solido, robusto, costante. Le bucce forti sostengono un succo pieno di frutto ma al contempo leggiadro, elegante, secco, di struttura non fitta ma raffinata, come un filato di cashmere. Anche qui, l’alcol è equilibrato, giusto quel che serve per tenere insieme le trame di questa bevanda dal magnetismo antico, sacro, druidico. Achille non ha ancora messo in commercio i suoi vini, non è questo lo scopo. Quello che cerca è la perfetta armonia tra uomo e terra. I suoi sono prodotti unici, ancestrali, senza chimica, la cui realizzazione di per sé significa rivalutazione di un territorio come forse non aveva ancora fatto nessuno prima in queste zone. Molti credono che i terreni abbiano bisogno dell’intelligenza tecnologica umana per dare il meglio di sé, Achille crede invece che l’uomo debba dare il meglio di sé affinché la natura possa manifestare pienamente se stessa. Per chi passa da Felino, è d’obbligo una sosta da Achille Fereoli. Scoprirete un uomo, e un vino, come esperienza reale di connessione con il tutto: qualcosa che vi resterà dentro per sempre.

Vino: Achille Fereoli, custode di metodi ancestrali e protettore della terra in Emilia ultima modifica: 2021-09-10T15:34:00+02:00 da Luca Farinotti

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