Il 25 ottobre il mondo celebra il World Pasta Day, la Giornata mondiale della pasta. Non nasce da una tradizione antica, ma da un incontro: quello dei produttori di pasta di tutto il mondo, che il 25 ottobre 1995 si riunirono per la prima volta a Roma. Tre anni dopo, nel 1998, quella data è diventata la festa di uno dei cibi più amati del pianeta, il World Pasta Day.
Per noi italiani , la pasta è un linguaggio comune che cambia accento da una regione all’altra. Basta seguire tre piatti, partiti da tre città diverse, per attraversare l’Italia e capire perché sono diventati simboli del nostro Paese nel mondo.
Le tagliatelle al ragù, misurate con una torre
A Bologna la tagliatella non è mai stata un dettaglio. È una questione di identità, tanto da meritare una misura ufficiale. Il 16 aprile 1972 l’Accademia Italiana della Cucina depositò alla Camera di Commercio la sua larghezza: otto millimetri da cotta, circa sette da cruda.
La cifra non fu scelta a caso. Corrisponde alla 12.270ª parte dell’altezza della Torre degli Asinelli, il simbolo della città. È come se Bologna avesse voluto misurare il suo piatto più amato con il suo monumento più alto, legando la cucina all’architettura e la tavola al paesaggio urbano. Una tagliatella d’oro, conservata in un apposito scrigno, ne custodisce ancora oggi le proporzioni.
Dieci anni dopo toccò al condimento. Il 17 ottobre 1982 la Delegazione di Bologna dell’Accademia depositò anche la ricetta del ragù. Ed ecco una verità che sorprende molti italiani all’estero: quegli «spaghetti alla bolognese» ordinati in tutto il mondo, a Bologna, non si trovano. Il ragù, qui, si sposa con le tagliatelle, una pasta capace di accoglierlo e trattenerlo. È un matrimonio che la città difende con orgoglio.
L’amatriciana, una ricetta protetta dall’Europa
Scendendo verso il Centro si arriva ad Amatrice, piccolo borgo del Lazio che ha avuto un destino singolare: il suo nome viaggia ogni giorno sulle tavole del mondo. L’amatriciana è partita da lì, e ogni piatto servito, a Roma come a New York, porta con sé un omaggio alla sua gente.
Proprio per proteggere questa identità, dal 2020 l’«Amatriciana tradizionale» è una Specialità Tradizionale Garantita, riconosciuta dall’Unione Europea con un regolamento pubblicato il 13 marzo di quell’anno. Il disciplinare è preciso, quasi severo. Prevede guanciale stagionato almeno trenta giorni, pecorino amatriciano o Pecorino Romano DOP, pomodoro, un goccio di vino bianco, pepe e peperoncino. Tre ingredienti, invece, non devono mai entrare in pentola: aglio, cipolla e pancetta.
Può sembrare una rigidità eccessiva, ma è il contrario. Nella cucina italiana la semplicità è la cosa più difficile da custodire, e una regola chiara è il modo migliore per non perderla.
La pasta alla Norma, un capolavoro all’opera
Il viaggio si chiude a Catania, con il piatto più musicale d’Italia. Melanzane fritte, sugo di pomodoro, ricotta salata grattugiata e basilico: pochi ingredienti, in un equilibrio perfetto tra dolcezza e sapidità.
Il nome è un omaggio alla Norma, l’opera del catanese Vincenzo Bellini. Andò in scena per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre 1831 e, curiosamente, quella sera fu un fiasco clamoroso. Il pubblico non la capì subito. Poi la Norma divenne l’opera più popolare di Bellini, e la sua aria «Casta diva» è ancora oggi una delle più amate della lirica.
C’è un dettaglio che, nella Giornata mondiale della pasta, fa sorridere: la protagonista di quella prima sera era il soprano Giuditta Pasta. Un cognome che sembra scritto apposta. La tradizione racconta che lo scrittore catanese Nino Martoglio, assaggiando il piatto, avrebbe esclamato: «È una vera Norma!», cioè un capolavoro. Probabilmente è una leggenda, perché le fonti storiche non la confermano. Ma è così bella che i catanesi continuano a raccontarla.
Un gesto che unisce gli italiani nel mondo
Una misura, una regola, una melodia: tre piatti raccontano tre modi diversi di essere italiani. Eppure c’è un gesto che li unisce tutti, e che unisce gli italiani sparsi in ogni angolo del pianeta: il momento in cui l’acqua bolle e si butta la pasta.
Che siano tagliatelle, spaghetti o maccheroni, quel gesto semplice porta con sé una storia di famiglie, di territori e di mani che impastano. Per il World Pasta Day, ovunque siate, apparecchiate la tavola e scegliete il vostro piatto del cuore. Perché un piatto di pasta non si mangia mai da soli: si condivide sempre un pezzo d’Italia.
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