È un’esperienza multisensoriale che prima di passare per la bocca investe naso e orecchie. Quante volte abbiamo sentito borbottare una caffettiera e poi quel profumo deciso propagarsi nella stanza. Il caffè è un richiamo che bussa ai nostri sensi. Ma anche una scusa per un po’ di socialità.

Curiosità intellettuali

Il binomio caffè-artisti, meglio se maledetti, sembra essere alquanto indovinato. Il colore scuro, la provenienza da una terra esotica, i misteri che le cose si portano dietro nel tempo. Considerarlo solo una bevanda sarebbe dequalificante. Se potesse animarsi che tipo sarebbe? Difficilmente un signore pasciuto e flemmatico; piuttosto un tizio risoluto e di carattere. Non dovrebbe stupirci se nel ‘500 il caffè si beccò l’etichetta di bevanda del diavolo. Proveniva da una terra di fede musulmana, era nero come le tenebre e aveva effetti eccitanti. La chiesa lo condannò, pensando persino di scomunicarlo.

caffè in tazzina

Ma poi i sacerdoti cambiarono idea. In fondo sarebbe bastata una benedizione a placare tutte le oscurità della bevanda. E così con il battesimo del caffè, operato da Papa Clemente VIII, l’alimento fu libero da ogni male. Ma restavano comunque reali le proprietà energizzanti, capaci di caricare l’estro e il pensiero. È soprattutto l’uomo del ‘700 a consolidare l’accoppiata caffè-artisti; il secolo dei Lumi decretò la fortuna della bevanda nera. Il che ci fa capire che ciò che ingeriamo non è solo cibo. Diversi letterati vi videro un prezioso compagno di lavoro e anche un’ossessione. Bevo quaranta caffè al giorno per essere ben sveglio e pensare, pensare, pensare a come poter combattere i tiranni e gli imbecilli. Così soleva dire Voltaire. Anche la musica trovò nel caffè un buon amico, tanto che Bach vi dedicò una cantata.

Il caffè nell’arte

Prima di approdare nei quadri, il caffè cominciò a farsi spazio sui tavolini dei locali. L’apripista fu l’eclettica Venezia che, con la sua fortunata posizione geografica, accedeva facilmente alle novità dell’oriente. Il noto Florian, attivo ancora oggi, segnò la nascita nel 1720 dei caffè italiani. Una bevanda per pochi, costosa e che divenne anche dono d’amore e mezzo di corteggiamento. Intanto il popolo si consolava con il surrogato di cicoria. Oggi è una bevanda democratica, una cosa per tutti ma ci volle tempo per questo. L’arte diede il suo contributo.

Tazza di caffè accanto ad una caffettiera

Edward Hopper nelle sue tele realistiche lo fece diventare un elemento consolatorio per personaggi soli. Lo vediamo nei Nottambuli come anche in Automat, dov’è ritratta una giovane donna assorta davanti alla tazzina in un locale praticamente deserto. Ma il caffè non è solo una cosa da bar, è anche domestico. Questo ce lo dice chiaramente Cézanne in un quadro dal titolo parlante: Donna con caffettiera. Ma la lista dei dipinti dedicati è lunga e passa attraverso molteplici autori. Manet, Munch, Van Gogh. Il caffè inizia a diventare un motivo di ritrovo, l’occasione per condividere pensieri. Un po’ come i nostri it.caffè.

E la medicina…

Il caffè finì con il colorare anche le pagine della medicina storica. È nel trattato di Prospero Alpino che si trovano menzionate le peculiarità terapeutiche, non già della bevanda ma anzitutto della pianta. Come botanico l’autore del  De plantis Aegypti studiò attentamente le piante di caffè, fornendo descrizioni accurate. In qualità di medico ne decantò le virtù curative. Un miracoloso rimedio per fegato, milza, stomaco, utero e raffreddore.

Caffè, la stravagante reputazione della famosa bevanda ultima modifica: 2021-01-31T09:00:00+01:00 da Sabrina Cernuschi

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