Tante mamme, tanti bambini, infinte storie di separazioni e ricongiungimenti. Un via vai di borse e valigie che contengono in uno spazio minimale le vite di chi trascina quelle borse e quelle valigie in mezzo al freddo e al gelo. Di notte e di giorno. Il confine tra Polonia e Ucraina, poco lontano da Cracovia, è spazzato dal vento gelido che, nonostante il termometro segni un grado sopra lo zero, fa sì che la temperatura percepita sia molto, molto più bassa. In questo contesto drammatico, i volontari dell’Associazione Lisolachenoncè, di Teolo in provincia di Padova, sono riusciti a caricare sui loro due pullman 58 bambini ucraini dai 3 ai 17 anni. E cinque adulti che li assistevano in due orfanotrofi di Leopoli. Anche loro in fuga dall’Ucraina in guerra.

associazione lisolachenoncè

Una delle tante piccole grandi storie di solidarietà italiana. Questo ennesimo viaggio della speranza era cominciato sabato notte, intorno alle 23, a Teolo, con la partenza dei volontari. Martedì mattina i bambini – arrivati intorno alle 11 – sono stati accolti nel seminario di Sarmeola di Rubano. Sono ospiti della Diocesi di Padova, giuridicamente in carico al Comune di Rubano, gestiti dall’Associazione di Volontariato Lisolachenoncè

L’associazione Lisolachenoncè e il suo impegno a favore dei bambini ucraini

Come è nato tutto questo? “E’ una storia che parte da lontano – spiega il presidente dell’Associazione Paolo Giurisato – la nostra associazione è nata nel 1999. Nell’ambito del Progetto Chernobyl abbiamo dato ospitalità per tanti anni ai bambini ucraini e bielorussi per il risanamento fisico dalla radioattività (Chernobyl è in Ucraina, poco lontana dal confine bielorusso, ndr). In Italia ci sono centinaia di associazioni di questo tipo, una decina nel Veneto. Gli ultimi due anni di pandemia però avevano bloccato un po’ tutto, anche se  qualcuno continuava a venire. In particolare una bambina che era stata ospitata in Italia a Natale e che la scorsa settimana ha chiamato la sua famiglia italiana spiegandole che stavano evacuando gli orfanotrofi a causa della guerra”.

La richiesta di aiuto da una bambina ospitata in Italia grazie al Progetto Chernobyl

Siamo stati informati sabato sera – continua Giurisato –  e in poche ore abbiamo organizzato tutto. Quando vieni a sapere una cosa così, non ci pensi e vai. Alle 23 avevamo già i due pullman disponibili, grazie all’aiuto di una ditta di autoservizi. Siamo partiti subito. Io, un altro volontario dell’Associazione e cinque autisti. Nel frattempo, dall’Italia altri soci dell’Isolachenoncè si occupavano dei documenti necessari per portare i bambini nel nostro Paese”. Quello di Giurisato e degli altri volontari è stato un viaggio lunghissimo, senza soste, da Padova fino a Cracovia e poi verso il confine polacco-ucraino. “Una volta arrivati non è stato facile trovare la linea di confine, perché non ci sono indicazioni. Siamo giunti al confine intorno alle 18 di domenica grazie anche all’aiuto di una volante della polizia polacca il cui responsabile parlava italiano. Ci hanno accompagnato loro”.

Al confine tra Polonia e Ucraina: il freddo, le tende, le file di automobili, le giovani mamme a piedi con i loro bambini

Cosa avete visto? “E’ difficile ed emotivamente si fatica a dirlo. In quel freddo, tante tende, automobili in fila, tantissime mamme giovani con i loro bambini, a piedi. I bambini che aspettavamo sono arrivati stanchi, stremati, impauriti intorno alle 3 di notte. Li abbiamo caricati sui pullman e siamo subito partiti, diretti a Varsavia, dove siamo giunti al mattino e da dove siamo ripartiti intorno alle 18. La nostra ambasciata era stata allertata ma per avere tutti i documenti sono passate delle ore. Avevo portato dall’Italia qualche scatolone di brioches, in modo che i bambini avessero da mangiare fino al nostro arrivo in Italia”.

Le storie drammatiche della guerra

In questo lungo viaggio (complessivamente tremila chilometri) di andata e ritorno, senza soste o quasi, Paolo Giurisato ha visto tante immagini che non dimenticherà. “Poco lontano dal confine, in un momento di sosta, abbiamo parcheggiato vicino ad un pullman. Sono sceso per qualche minuto e ho visto dietro ai finestrini di quel pullman i volti di tanti giovani ucraini che stavano tornando nel loro Paese. Probabilmente erano nati o cresciuti fuori dall’Ucraina e tornavano, in direzione opposta alla nostra, immagino per difendere la loro terra. Ho impressi i loro volti, poco più che ragazzi, ho pensato ai miei figli”.

viveri organi ucraini

E ancora: “Mentre eravamo fermi al confine in attesa degli orfani di Leopoli, due giovani donne con cinque bambini si sono avvicinate. Una parlava italiano e aveva visto la nostra targa italiana. Ci ha chiesto se potevamo dare loro un passaggio per arrivare in Italia. Non potevamo permetterci di prendere altre persone a bordo, c’era un problema di documenti, rischiavamo di restare bloccati. Ho chiesto loro se sapevano dove sarebbero andate, una volta giunte in Italia. Sì, mi ha risposto quella giovane donna, sappiamo dove andare, a Bologna, ma non sappiamo come arrivare”.

“Il nostro obiettivo è dare a questi orfani il calore di una famiglia facendoli sentire a casa loro”

Storie di guerra e di umanità trattata senza umanità, perché così è la guerra. Paolo Giurisato ha ospitato per tanti anni, nell’ambito del Progetto Chernobyl, Yuri, all’epoca un bambino ucraino. Oggi Yuri è un giovane uomo ucraino di 23 anni. Lavora a Kiev e ha un figlio di tre anni. “Gli ho inviato un piccolo aiuto economico, speriamo bene”. E i bambini arrivati in Italia, quale sarà il loro destino? “Non lo so ancora, immagino che verranno regolarizzati, poi si vedrà. Il nostro obiettivo è intanto quello di dargli il calore della famiglia facendoli sentire a casa loro, ed è per questo che è importante la presenza degli adulti che se ne occupavano negli orfanotrofi di Leopoli. Stiamo ricevendo anche molti pacchi, aiuti per chi sta ancora in Ucraina. Li manderemo là appena si apriranno i corridoi umanitari”. 

(foto: pagina Fb Lisolachenoncè) 

Intervista a Paolo Giurisato: tremila chilometri per salvare 58 orfani ucraini ultima modifica: 2022-03-03T12:17:35+01:00 da Cristina Campolonghi

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