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Torcello è una delle isole maggiori della laguna di Venezia ma tra di esse è probabilmente la meno conosciuta. La sua storia tuttavia è ancora più antica dell’isola di Venezia: la sua quiete e il suo paesaggio ci portano in una dimensione pacifica e atipica rispetto a quello che siamo abituati a conoscere della laguna.

Tanti abitanti quanti le dita di due mani

Tralasciando l’estate, periodo di maggiore stabilità metereologica e di maggiore turismo, nel periodo autunno-inverno Torcello conta poco più di dieci abitanti (13 nel 2018). Pochissime persone diventano così custodi della grande bellezza e storia di cui è ricca l’isola. Gabbiani e aironi sono invece numerosissimi e amano sorvolare sullo specchio d’acqua lagunare e sul terreno brullo.

 torcello - case vicino al fiume
Un canale di Torcello

Lontano dall’incessante brulicare di Venezia e giusto una fermata di vaporetto dopo Burano, Torcello si presenta infatti come un’isola selvaggia. Il panorama è quindi completamente diverso rispetto alle ordinate architetture di Venezia, quasi totalmente ricoperta di pietra d’Istria e selciato grigio. Nella famosa locanda Cipriani, chiamata spesso anche “casa rossa”, visse lo scrittore americano Ernest Hemingway attorno al 1949.

Torcello, i romani, i barbari e il commercio

Alcune evidenze storiche e documenti antichi annoverano i primi abitanti di Torcello già all’inizio dell’era imperiale romana. Il poeta latino Marziale infatti testimonia in questo piccolo arcipelago l’esistenza di alcune ville di campagna e di case dei pescatori. La prima vera e propria occupazione di Torcello tuttavia si verifica successivamente al 639 d.C., periodo dell’invasione Longobarda dei territori veneti.
Furono i cittadini di Altino a trovarvi rifugio, in fuga dai barbari, e a darle il suo nome attuale (Turricellum) che derivava dalla porta altinate presso la quale vivevano. Non a caso, questa è anche l’origine delle denominazioni di altre isole della laguna come Burano, Murano e Mazzorbo.

foto in bianco e nero della laguna di torcello
La laguna di Torcello con il profilo dell’isola di Burano all’orizzonte

Nei secoli successivi l’isola divenne un importante centro religioso, un episcopato dipendente dall’impero bizantino. Cominciarono a fiorire anche i commerci, tanto che dai Bizantini Torcello veniva considerato un empòrion mèga, ovvero un importante fulcro commerciale. Nel frattempo però il gruppo di isole di Venezia cominciò la sua ascesa e, causa anche il progressivo impaludamento della laguna di Torcello e lo sviluppo della malaria, finì col rubarle completamente la scena gettandola nel declino già nel XV secolo.

Torcello tra architetture e leggende

Il Medioevo fu dunque il suo periodo di massimo splendore. Arrivò a contare 20mila abitanti occupati tra la pesca, il commercio, la lavorazione della lana e i centri monastici. Quello più importante fu quello benedettino di San Giovanni Evangelista che nei secoli accolse rampolli delle grandi famiglie patrizie veneziane.

ponte del diavolo di torcello con turisti
Il ponte del Diavolo

Il monastero comprendeva una chiesa, emersa dagli scavi polacchi del 1960: si tratta di una delle nove chiese presenti sull’isola. Le più famose sono Santa Maria Assunta e Santa Fosca, che si trovano nella piazza principale. Meritano assolutamente una visita poiché esempi straordinari di architettura veneto-bizantina. Alcune curiosità: il ponte del Diavolo, il cui nome testimonia numerosissime leggende al riguardo, è un ponte privo di ringhiere come a Venezia ormai se ne trovano pochissimi. Altrettanto interessante è il trono di Attila: non è chiaro da dove derivi tale nome visto che Attila, è certo, non mise mai piede sull’isola.

Il “Giudizio universale”: l’opera che lascia a bocca aperta

La fama della Cattedrale di Santa Maria Assunta deriva anche dall’incredibile mosaico veneto-bizantino che potete ammirare sulla controfacciata (cioè il corrispettivo interno della facciata). Si tratta di un mirabile esempio di raffigurazione del Giudizio Universale. La decorazione è suddivisa in sei registri (fasce decorative) e merita tutta la nostra attenzione per la ricchezza di personaggi e di dettagli che presenta. Il fondo dorato è tipico delle decorazioni musive (ma anche pittoriche) di epoca paleocristiana, medievale e bizantina poiché l’oro rimanda a una dimensione mistica e sacra. L’opera venne realizzata durante la costruzione della chiesa, avvenuta tra il VII e il XII secolo. Altri mosaici si possono ammirare per esempio nel catino absidale e nell’arco trionfale, com’è tipico nelle cattedrali di ispirazione bizantina.

Giorgia Favero

Autore: Giorgia Favero

Sono una toscana veneta di famiglia trapiantata da anni a Treviso. Ho una formazione in architettura e storia dell’arte ma una passione per la scrittura. Lavoro nell’ambito editoriale e della comunicazione digitale, scrivo e sono caporedattrice di una rivista di filosofia pratica. Mi interesso delle dinamiche ambientali e della protezione degli animali, spero che la cultura possa aiutarci a creare un futuro migliore.
Torcello: l’isola che anticipa il mito di Venezia ultima modifica: 2019-10-11T09:00:52+01:00 da Giorgia Favero

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