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E’ comunemente nota come Festa della donna. In realtà, la definizione esatta per l’8 marzo è Giornata internazionale in difesa dei diritti delle donne. Fra i molteplici temi al femminile di cui potremmo parlare, un capitolo importante è quello rappresentato dalle donne che si occupano di scienza. In particolare di ricerche legate all’ambito medico, chimico, farmacologico, biomedico, e mai come in questi giorni l’argomento è attuale. Sono quindici le donne scienziate che al neo presidente del Consiglio Mario Draghi hanno deciso di scrivere una lettera aperta per mettere a disposizione del premier le loro conoscenze e la loro professionalità. Il loro sapere, che non è inferiore o superiore a quello dei colleghi maschi, perché non si tratta di entrare in competizione con l’universo maschile. Piuttosto di ribadire l’importanza del ruolo femminile in ambito scientifico. Oggi più che mai.

8 marzo - Patrizia Burra
Patrizia Burra

La missiva è stata scritta dalle Top Italian Women Scientists (TIWS), un organismo costituito nell’ambito della Fondazione Onda, l’Osservatorio Nazionale Salute della Donna e di Genere, che raggruppa le scienziate italiane impegnate nella ricerca biomedica. E censite nella classifica dei Top Italian Scientists (Tis), il censimento degli scienziati italiani di maggior impatto in tutto il mondo, misurato con il valore di H-index, l’indicatore che racchiude sia la produttività sia l’impatto scientifico del ricercatore.

La professoressa Patrizia Burra tra le firmatarie di una lettera al premier Draghi

“Ci eravamo riunite proprio nei giorni della nomina di Draghi – spiega la professoressa Patrizia Burra del TIWS, pro-rettore alla formazione post lauream dell’Università di Padova e professore di Gastroenterologia alla Scuola di Medicina dell’Ospedale dell’Università di Padova – Da qui è nata l’idea della lettera aperta al neo presidente del Consiglio. Non tanto per avere una risposta ma per far sapere che ci siamo e che possiamo mettere a disposizione del Paese la nostra competenza e professionalità. Non vogliamo entrare in competizione con i colleghi uomini ma mettere in primo piano il valore della meritocrazia. Una proposta che speriamo il Premier possa tenere in considerazione. Oggi e in futuro”. Come dire: ci siamo.

Le donne sono la maggioranza di chi è in prima linea contro il Covid

Non è il primo passo che accademiche e ricercatrici italiane di livello internazionale fanno verso il Governo, soprattutto da quando è scoppiata la pandemia. Una presa di posizione era venuta con la lettera aperta “Pretendiamo una parità di genere, pubblicata sul Corriere della Sera alla fine di aprile dello scorso anno, “Le donne sono la maggioranza tra chi è in prima linea contro il Covid”. Erano i tempi in cui questa maggioranza femminile, effettiva sul campo, in prima battuta non aveva trovato spazio nel neonato Comitato scientifico. Poi l’allora presidente Conte aveva corretto il tiro, cinque donne nella Task Force e sei nel Comitato Tecnico. L’insediamento del nuovo Governo ha spinto le scienziate del TIWS a far sentire nuovamente la loro voce, per eliminare una disparità di genere che in campo scientifico è particolarmente evidente.

Tante donne medico, pochissime donne primario

“Nel mio ambito – aggiunge la professoressa Burra – i numeri parlano chiaro. Fra gli studenti di medicina, il 70 per cento sono donne. La percentuale cala al 50 per cento quando entrano in dottorato. Più avanti si va con la carriera accademica, man a mano il dato si affievolisce. Alla fine del percorso solo il 20 per cento delle donne diventa professore ordinario. In merito agli ordinari della mia disciplina, la Gastroenterologia, le professoresse in Italia sono 5, i nostri colleghi professori nella stessa posizione sono 31. In ambito ospedaliero accade la stessa cosa, le donne medico che lavorano in ospedale sono moltissime. Quante quelle che diventano primario? Ancora molto poche”.

Il mondo al femminile: più resistenza, più perseveranza, più ostinazione

Si può parlare di un valore aggiunto delle donne, nella medicina come negli altri campi? “Certamente sì. Le donne sono biologicamente diverse, questo è un dato certo. La diversità biologica femminile fa sì che le donne abbiano maggiore resistenza, perseveranza, ostinazione nel raggiungere un obiettivo. A volte possono anche entrare in competizione, ma non necessariamente con gli uomini, anche con le altre donne. Una delle caratteristiche principali delle donne è essere molto determinate”.

Donne e Coronavirus, instancabili e molto impegnate

Una determinazione che nell’attuale emergenza sanitaria si è ben evidenziata. E che ha visto le figure femminili, soprattutto in ambito sanitario, instancabili e sempre impegnate, spesso nel lavoro di background. Questa mattina alle 11 la presidente di TIWS, professoressa Adriana Albini dell’Università Milano Bicocca e Irccs Multimedica, sarà ospite alla trasmissione Elisir su Rai 3. Per parlare di donne, del prezioso contributo che le donne scienziate offrono al mondo della ricerca, della necessità che il loro ruolo venga valorizzato, oggi più che mai. Anche questo significa 8 marzo.

8 marzo: in prima linea le scienziate italiane impegnate nella ricerca biomedica ultima modifica: 2021-03-08T10:33:18+01:00 da Cristina Campolonghi

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