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Homo Faber quest’anno è un’isola di luce, tra immaginazione e creatività

Il racconto di tanto sapere e fare artigiano parte da un maxi laboratorio dove le arti – quella della sartoria ma anche il ricamo, la lavorazione dell’argento, la liuteria e la forgiatura dei metalli, come pure la sapienza e la manualità artigiana del tornitore – si presentano. Per passare poi in una galleria fotografica con le immagini, luminosissime, dei creatori di circa 700 manufatti. E la luce è protagonista anche negli spazi successivi, fra cui quelli, straordinari, di A Full Moon Rising. Un arco di luce si alza dall’acqua della piscina: al suo interno una sequenza di “moon jars”, i vasi coreani per il trasporto dell’acqua, con la loro tradizionale forma a luna piena. E’ come se la luna sorgesse dal mare e si facesse piena con la sua metà riflessa sull’acqua, in una installazione di grande eleganza e raffinatezza.

Il talento dei maestri artigiani in 15 installazioni e 700 opere

E’ questa forse l’installazione più suggestiva della quarta edizione di Homo Faber aperta da oggi nell’isola di San Giorgio Maggiore che per un mese (fino al 30 settembre) si fa palcoscenico dei mestieri d’arte e del loro valore. Homo Faber 2026: An Island of Light, con la direzione artistica di Es Devlin, celebra il talento dei maestri e degli artisti artigiani con 15 installazioni distribuite negli storici spazi dell’isola.

La sede perfetta: “In queste linee – sottolinea il presidente della Fondazione Cini, Gianfelice Rocca, “Homo Faber si inserisce meravigliosamente, anche perché qui c’erano i Benedettini che associavano lavoro e pensiero”. E se il contesto storico ha un peso, per Hanneli Ruppert, vicepresidente esecutiva della Michelangelo Foundation che cura l’evento, “La quarta edizione si svolge in un contesto storico davvero unico. Nell’era della tecnologia siamo alla continua ricerca dell’impronta umana”. Quella che nella sua curatela ha voluto evidenziare Es Devlin: “Per me è importante che il pubblico possa vivere un’esperienza attraverso la quale approfondire l’etimologia degli oggetti, delle mani che li hanno realizzati, delle situazioni e dei luoghi in cui sono stati creati”.

Un percorso immersivo di luci, acqua, riflessi, movimenti, suoni

Homo Faber 2026 si snoda in un gioco di luci, acqua, riflessi, movimenti, suoni. Come quelli della struttura rotante, An Alphabet of Objects, dove le sagome delle 200 opere esposte, grazie ad un particolare sistema di illuminazione, si proiettano sulle pareti esterne tra ombre e riflessi luminosi. Le opere in legno, paglia, e fibre naturali sono protagoniste di un’intera sezione. Mentre specchi che richiamano l’architettura veneziana riflettono l’artigianato del lusso dove le grandi firme della gioielleria propongono un bestiario – prevalentemente uccelli e insetti – di pietre e materiali preziosi che giocano con i riflessi e la luce, filo rosso di questa quarta edizione.

Gli omaggi a Venezia e all’ambiente

Da non perdere l’installazione, omaggio a Venezia, sulla scalinata del Cenacolo Palladiano. Grandi strutture luminose, bianche, di carta, riproducono gheppi, garzette, aironi, sterne: gli uccelli della laguna. Notevole l’installazione dello specchio rotante, all’esterno, che gioca con il riflesso sull’acqua degli archi del chiostro. E con la luce che cambia nel corso della giornata.

Il viaggio artigiano si conclude nel labirinto di Borges dove flora e fauna delle nostre città sono protagoniste, in bianco e nero, di un grande arazzo realizzato dalla manifattura tessile italiana Bonotto, nota come la Fabbrica Lenta. Un’opera che è un invito al rispetto dell’ambiente, e per la cui realizzazione ci sono volute 500 ore di lavoro.

Vetrina di talenti straordinari

Pillole di un percorso di grande suggestione che si completa con workshop e laboratori partecipativi. In questo mese gli artisti/artigiani condivideranno con i visitatori il loro sapere, le tecniche e i processi creativi, mentre giovani studenti delle migliori scuole di arti applicate e design racconteranno agli ospiti gli oggetti e le storie degli artigiani che li hanno realizzati: cinquecento mani provenienti da settanta Paesi, l’85 per cento per la prima volta a Homo Faber. “Se è legittimo essere attratti dall’intelligenza artificiale – così Alberto Cavalli, direttore esecutivo di Michelangelo Foundation – questo non deve precludere la possibilità di perseguire sogni diversi, di rendere le proprie mani uno strumento che può cambiare il mondo, portando alla ribalta questi straordinari talenti e le loro personalità”.

Pillole di un percorso di grande suggestione che si completa con workshop e laboratori partecipativi. In questo mese gli artisti/artigiani condivideranno con i visitatori il loro sapere, le tecniche e i processi creativi, mentre giovani studenti delle migliori scuole di arti applicate e design racconteranno agli ospiti gli oggetti e le storie degli artigiani che li hanno realizzati: cinquecento mani provenienti da settanta Paesi, l’85 per cento per la prima volta a Homo Faber. “Se è legittimo essere attratti dall’intelligenza artificiale – così Alberto Cavalli, direttore esecutivo di Michelangelo Foundation – questo non deve precludere la possibilità di perseguire sogni diversi, di rendere le proprie mani uno strumento che può cambiare il mondo, portando alla ribalta questi straordinari talenti e le loro personalità”.

Homo Faber in giro per la città

Homo Faber 2026 non è solo l’Isola di San Giorgio. Per tutto il mese di settembre saranno aperte a Casa Sanlorenzo due mostre: Ca’ Riflesso di Artemest, dedicata ai maestri artigiani italiani con al centro l’artigianato veneziano e veneto. E Fiat Lux di De Mains De Maîtres Luxembourg. Saranno aperte al pubblico anche 130 botteghe artigiane a Venezia, presenti nella Homo Faber Guide.

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