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La scrittrice e sceneggiatrice Anna Pavignano ci ha fatto divertire e emozionare scrivendo insieme a Massimo Troisi la sceneggiatura di film che hanno fatto la storia del cinema italiano.

Anna, tu sei stata per un lungo periodo, compagna di vita e di lavoro di Massimo Troisi. Come lo hai conosciuto?

Ci siamo conosciuti a Torino che era la città dove io abitavo e lui lavorava. Stava registrando No stop però, quando ci siamo conosciuti e un po’ frequentati, lui non aveva ancora avuto successo quindi io l’ho conosciuto come si conosce un ragazzo normale che non fa parte del mondo dello spettacolo e questa è una cosa che mi piace. Chiaramente poi, il successo che può avere un attore è diverso da quello di una sceneggiatrice, per cui le luci della ribalta erano tutte per lui ma, quando noi ci siamo conosciuti eravamo ingenui e puri. Io facevo la comparsa in questa trasmissione che era appunto No stop una trasmissione storica e innovativa. C’erano tanti attori e comparse, io facevo la comparsa con l’idea di guadagnare un po’ di soldi mentre studiavo e poi è successo invece questo incontro che sicuramente ha modificato la mia vita sotto molti aspetti.

primo piano di Anna Pavignano


Hai una lunga e brillante carriera alle tue spalle, ci racconti qual è stato il tuo percorso? Come sei diventata sceneggiatrice?

Si diventa sceneggiatrici e sceneggiatori in tanti modi. Credo che la cosa fondamentale sia avere amore per la scrittura e anche una passione per il cinema. Io l’amore per la scrittura e anche un po’ di esercizio ce lo avevo. Anche se ero molto giovane scrivevo per conto mio perché mi piaceva farlo da quando ero ragazzina e poi, sono diventata sceneggiatrice un po’ per caso. Probabilmente anche se non avessi incontrato Massimo sarei andata avanti con la narrativa cercando poi di pubblicare e invece, c’è stato questo evento che è stato appunto incontrare lui, condividere con lui la vita e anche il suo successo, la sua vita d’attore. Quando poi c’è stata la proposta di fare un film, che non è venuta subito, quando c’è stata questa occasione per cui il produttore Mauro Berardi ha dato a Massimo carta bianca dicendogli di scrivere la storia che voleva, Massimo decise di scrivere insieme a me perché aveva letto le cose che io scrivevo. I racconti gli piacevano e quindi abbiamo iniziato questa avventura insieme e piano piano abbiamo imparato anche tecnicamente a scrivere meglio. Adesso rivedendo Ricomincio da tre, dopo tanti anni, lo giudico con più serenità e con meno severità.

40 anni fa usciva nelle sale cinematografiche italiane il mitico film Ricomincio da tre. La sceneggiatura del film è stata scritta da Massimo Troisi e Anna Pavignano. Ci vuoi raccontare come è nata l’idea e come si è sviluppata la sceneggiatura di un film ancora amatissimo dal pubblico?

Noi non avevamo un progetto chiaro e ben definito di fare un film insieme però, forse c’era un desiderio. Non riuscivamo a fare dei progetti chiari però, riuscivamo a dar forma ai nostri desideri, ai nostri sogni, alle nostre ambizioni. Quando c’era qualcosa che ci piaceva, una situazione, una battuta, un pensiero, dicevamo “se dovessimo fare un film poi lo mettiamo” e quindi era anche una dinamica molto divertente perché poi era un mescolare la vita quotidiana con i nostri progetti, i nostri sogni. Quindi, quando poi è arrivata la proposta di fare il film, abbiamo provato a mettere insieme in una storia, tutti questi pezzi del nostro vissuto, delle nostre vite. Massimo veniva da Napoli, da San Giorgio, e, voleva andare via, non voleva scappare, non voleva emigrare, voleva esplorare. Per me c’erano aspetti un po’ più stabili, io scrivevo e studiavo psicologia. Ecco diciamo che siamo partiti da noi. Allora ci sembrava un film forse minimale, è stato anche detto dalla critica però, invece credo che, visto a distanza di tempo, solo l’impatto sia minimale ma i contenuti sono importanti e raccontano non solo una generazione ma anche le generazioni successive.

locandina caffè letterario anna pavignano

Massimo Troisi era un uomo riservato, un po’ pigro e lo si capiva da tutte le sue interviste. Tu come ha vissuto il grande successo dei vostri film?

Sicuramente c’è stato un po’ di stupore perché quando abbiamo scritto il primo film già fare un film e portarlo alla fine ci sembrava un grosso traguardo. È chiaro che in qualche modo il successo, almeno in quella fase, ci ha allontanati. Massimo era sempre in giro, naturalmente era lui al centro dell’attenzione e quindi, in qualche modo il successo l’ho vissuto come una cosa che mi apparteneva solo in parte e l’ho guardato un po’ dal di fuori. Nel rapporto con Massimo, rispetto al successo, ci sono state varie fasi perché lui per un periodo ci si è calato. Andava a prendere i premi, era molto contento, poi, dopo, si stancava ma non fisicamente si stancava proprio del martellamento, dell’essere sempre al centro dell’attenzione, tendeva ad avere dei periodi di maggior riflessione, di maggior chiusura che non erano negativi, era un bisogno di spazi suoi e, questi spazi suoi, riuscivo a condividerli di più rispetto al palcoscenico.

Hai scritto, tra l’altro, insieme a Massimo Troisi, un film che è stato candidato all’Oscar. Mi riferisco a Il postino con Massimo Troisi e Maria Grazia Cucinotta. Vuoi raccontare hai nostri followers la trama de Il Postino?

Il film è tratto dal libro Il postino di Neruda di Antonio Skármeta. Ci sono stati dei cambiamenti abbastanza grossi dal libro al film e tra l’altro è stata un’esperienza anche molto interessante quella di fare l’adattamento tra l’altro, a me piace molto fare gli adattamenti, ne ho fatti molti. È la storia di Neruda che arriva in un’isola in Italia. In realtà quando lui venne in Italia nel 1952 visse a Capri ma noi, abbiamo dovuto inventare un’isola che non c’è perché dovevamo conservare l’atmosfera di isla negra cioè quella che c’era nel libro e che non era quella di Capri nel ’52. Abbiamo quindi fatto questa isoletta un po’ deserta, un po’ rovinata dove c’è questo postino che ha un unico cliente a cui portare le lettere che è appunto Neruda. Il percorso del postino è quello di un ragazzo che nel libro è molto giovane invece nel film ha l’età di Troisi. E’ un giovane uomo che parte, senza sapere quello che vuole ma sapendo quello che non vuole. Non vuole fare quello che gli chiede suo padre, non vuole fare il pescatore, non vuole inquadrarsi in una vita con delle regole che sono quelle che gli vengono prospettate in questo suo piccolo mondo e, attraverso l’incontro con Neruda trova quello che stava cercando. Trova la poesia e la cultura tra una dimensione spirituale mentale che non sapeva di avere ma che, in realtà, premeva dentro sé; c’è tutto il rapporto di tra di loro e c’è anche il finale doloroso.

anna pavignano e paola stranges

Sei sceneggiatrice e scrittrice. Quale ruolo senti più tuo in questo momento della tua vita?

Entrambi, mi piace saltare da uno all’altro. Forse la scrittura narrativa mi prende un po’ di più perché mi sono ritrovata a cominciare tardi, proprio perché ho seguito le cose che mi sono successe per cui ho iniziato e continuato a scrivere sceneggiature. Dopo molti anni, Massimo non c’era già più, ho cominciato a scrivere, quindi, è come se avessi ancora molte cose da scrivere. Mi diverte anche scrivere per il cinema anche se è molto diverso perché di un libro sei completamente padrona mentre la sceneggiatura è una storia che tu scrivi e che devi e mettere a disposizione anche del lavoro degli altri. È comunque molto affascinante scrivere una cosa quando viene bene vederla sullo schermo.

Tu hai pensato e realizzato un modo bellissimo e poetico di raccontare Troisi. Lo hai fatto con un libro che si intitola Da domani mi alzo tardi, ce ne vuoi parlare?

Questo è un libro parla di Massimo Troisi e ne parla in una maniera particolare perché è stato scritto quando Massimo non c’era più. E’ stato un modo per farlo tornare, ho immaginato che Massimo non fosse morto ma che si fosse ritirato in una località segreta e che poi tornasse. Ho pensato a quello che poteva essere il suo ritorno, il nostro incontro, quello che avremmo fatto e che ci saremmo detti, le emozioni che avremmo provato. Attraverso questo, ho anche raccontato degli aspetti biografici reali, però, non me la sentivo di scrivere una biografia su Massimo allora, mi sembrava che fosse ancora troppo presto. Mi sembrava che fosse importante raccontare i sentimenti, le emozioni che creava lo stare con lui e restituire, a chi legge questo libro, quello che si pensava e provava nel frequentarlo. L’ho fatto anche prendendomi, a tratti, delle licenze di invenzione.

Vorresti condividere con noi un dietro le quinte simpatico e curioso di uno dei suoi film?

C’è quello che racconto anche nel libro, quello di Massimiliano e Ugo che è una battuta che c’è alla fine di Ricomincio da tre. Quella è una situazione che si è realmente verificata, una delle tante cose di quelle che abbiamo detto “questa ce la segnamo e poi la usiamo“. È una situazione che si è verificata sulla spiaggia, in Sardegna. Eravamo in vacanza a Santa Teresa di Gallura e c’era questa mamma, era giugno quindi la spiaggia era deserta, c’eravamo io, Massimo e una mamma con un bambino. Questa mamma era molto stanca e il bambino continuava a buttarsi in acqua; la mamma lo chiamava per dirgli di non buttarsi in acqua e lo chiamava “MassimilianoMassimiliano“. Lo faceva molto lentamente anche perché era stanca e faceva anche molto caldo. Allora a Massimo è venuta in mente questa battuta “Se un figlio lo chiami Massimiliano, il bambino prima che hai finito di chiamarlo sta già in acqua se lo chiamava Ugo, magari si fermava subito“. E quindi, in Ricomincio da tre dove lei aspetta un bambino alla fine del film, quale battuta migliore se non questa! Mi scrivono anche tantissimi Massimiliano napoletani che dicono che la loro vita è stata segnata da questa battuta. Poi, ognuno ha la propria versione perché magari può essere successo che Massimo, andando dal barbiere o parlando con un amico, l’ha ripetuta. Se Massimo aveva qualche battuta in mente la usava, forse un po’ la provava, per vedere se faceva ridere altri oltre me.

Grazie Anna per questa intervista

Intervista alla sceneggiatrice e scrittrice Anna Pavignano ultima modifica: 2021-03-26T12:30:00+01:00 da Paola Stranges

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