Le superstizioni e l’uomo vivono insieme dall’alba dei tempi. Nell’antichità venivano offerti sacrifici per attirare la benevolenza degli dei e la buona sorte per la comunità e il raccolto. Gli stregoni leggevano i segni degli elementi naturali e rispondevano alle domande sul futuro di re e imperatori. Con il passare dei secoli, in Italia e nel mondo, sono nate alcune superstizioni che possono ancora oggi, per chi ci crede e anche per chi crede di non crederci, condizionare il comportamento o il modo di parlare. C’è chi si limita a non fare gli auguri di compleanno in anticipo e a rispondere “crepi” a un “in bocca al lupo”, e chi invece tiene un portafortuna nella tasca o nel portafoglio, magari un curniciello napoletano (vedi foto in evidenza). Nel ricco panorama di superstizioni italiane, ho scelto di descrivere le 5 credenze che hanno caratterizzato la mia infanzia.

1 – Rovesciare il sale

Da bambina trascorrevo la maggior parte dei pomeriggi estivi dai nonni materni. Data la mia vivacità, ne combinavo tante e spesso. Una volta, giocando in cucina, ho rovesciato il sale grosso. Non scorderò mai cosa mi ordinò di fare mia nonna per rimediare al danno: raccogliere un po’ del sale rovesciato e gettarlo prima dietro una spalla, poi dietro l’altra. Per anni mi sono chiesta che cosa avessi combinato di così tanto grave (rispetto alle altre marachelle), ed ecco finalmente la risposta. Il sale era in passato un alimento prezioso, utilizzato sia per insaporire le pietanze, ma anche per la conservazione del cibo e come disinfettante. Il termine salario o prezzo “salato” deriva quindi dal valore che aveva una volta il sale e rovesciarlo diventò poi un affronto alla buona sorte.

superstizioni - sale rovesciato

2 – Aprire l’ombrello in casa

Da piccoli con l’immaginazione si poteva trasformare qualsiasi oggetto in un amuleto, in un mezzo volante o in un castello. Mia nonna non fu tuttavia molto felice quando, costruendo una casetta, ho aperto l’ombrello in sala da pranzo. Apparentemente senza motivo, mi ha costretta a chiuderlo, sfrattandomi dal mio magico rifugio e obbligandomi a usare qualcos’altro. Aprire l’ombrello in casa porta male, ma perché? Sembra che siano diversi i motivi di questa superstizione. Ai tempi degli antichi romani si usava uno strumento simile all’ombrello per proteggersi dal sole e aprirlo in casa voleva dire offendere la divinità solare. Nel Medioevo, i preti si recavano in casa del malato per l’estrema unzione con un baldacchino. L’ombrello aperto in casa diventò quindi simbolo di lutto e di morte. Successivamente divenne oggetto di disgrazia perché era utilizzato dalla gente più povera per tappare i buchi nel tetto mentre nell’800 una legge proibiva di aprirlo in casa perché considerato pericoloso per la sua punta affilata.

superstizioni - singing in the rain

3 – Rompere uno specchio e avere 7 anni di disgrazie

Ebbene sì, da piccola ho rotto lo specchietto da barba di mio nonno. Perché rompere uno specchio porta sfortuna? Questa credenza sembra molto antica e trova spiegazioni diverse. In Oriente si pensava che qualsiasi oggetto riflettesse la propria immagine, catturasse anche l’anima, quindi quando si rompeva si perdeva anche un’importante parte di sé. Gli antichi romani erano invece più legati al valore dello specchio, che era fatto anche di materie preziose, come l’oro e l’argento. In ogni caso, romperlo era una disgrazia così grande da durare per 7 anni,  numero simbolico in molti ambiti.

superstizioni - specchio rotto

4 – Non spazzarti i piedi con la scopa 

Ogni tanto mia nonna riusciva anche a scherzare su alcune superstizioni. Quando puliva la cucina, giocavamo a non farmi spazzare i piedi con la scopa, perché altrimenti non mi sarei più sposata. Da dove deriva questa credenza? In realtà è la donna che usa la scopa a dover stare attenta a non sembrare una casalinga impacciata. Infatti una donna che non sapeva spazzare per terra non era ritenuta brava nelle faccende domestiche e, di conseguenza, non sarebbe stata una buona moglie. Inoltre la scopa, mezzo per eccellenza delle streghe, era anche un simbolo erotico e del male.

5 – A Capodanno: uva, noci, datteri e lenticchie

Mia nonna aveva anche dei trucchi per attirare la buona sorte e il guadagno, soprattutto a Capodanno. Ancora oggi, quando vado a trovarla per gli auguri di Buon Anno, mi preparo a rispondere alle solite domande: “hai mangiato una noce? l’uva bianca? le lenticchie? i datteri?”. Prima ancora dei buoni propositi per l’anno nuovo, meglio essere previdenti e chiamare a sé un po’ di abbondanza e felicità con alcuni alimenti portafortuna.

Giulia De Conto

Autore: Giulia De Conto

Laurea in Filologia Moderna all’Università di Padova, insegnante e interprete per eventi sportivi, vivo tra il Veneto e le Marche. Sono una viaggiatrice inarrestabile del mondo e della vita, dei quali amo raccogliere ogni singolo aspetto con la penna e la fotografia. A cosa non so resistere? Al cioccolato e a scatenarmi sulle note di una bella canzone! @giuliaofcount

L’Italia delle superstizioni ultima modifica: 2018-08-28T09:00:29+00:00 da Giulia De Conto

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