Che gli italiani siamo un popolo di superstiziosi è risaputo. Ognuno di noi ha i propri gesti scaramantici e riti portafortuna che pratica prima di un esame, un colloquio di lavoro o una partita di pallone. E a tal proposito, lo sapevi che anche i calciatori italiani sono molto scaramantici? Non basta l’esperienza e la bravura, anche i migliori hanno bisogno che la dea bendata sia dalla loro parte. Vi raccontiamo come allenatori e calciatori professionisti invocano la fortuna in campo.

Calciatori: la nazionale del 2006
I campioni del mondo

I religiosi

C’è chi affida il destino di una partita nelle mani delle divinità. Giovanni Trapattoni fu beccato dalle telecamere, in una partita durante i mondiali in Corea, mentre versava dell’acqua benedetta sotto la panchina. Sì, avete letto bene! Si portò dietro una boccettina di acqua santa. E quando la partita dopo un goal subito prese una brutta piega, ecco che il Trap aprì la boccetta nascosta nel taschino della giacca e invocò la provvidenza. Ma, purtroppo, non ebbe l’effetto sperato. Il collega Antonio Conte fu inquadrato mentre sgranava un rosario durante il match. Tra i religiosi annoveriamo anche Marco Tardelli che, nella finale del 1982 contro la Germania, scese in campo con l’immaginetta di un Santo nascosta nel parastinchi. E a proposito di santini, nello stadio del Napoli il tunnel che conduce al campo è tappezzato da immagini di Santi di ogni credo.

Calciatori: Giovanni Trapattoni
Trapattoni pronto a versare l’acqua benedetta

Calciatori, allenatori e presidenti abitudinari

Zambrotta raccontò una volta che il suo rito scaramantico era quello di indossare prima la scarpa destra e poi quella sinistra. Un ex allenatore della Fiorentina, Bruno Pesaola, ascoltava sempre lo stesso disco prima di ogni partita. Oltre ad aiutarlo a rilassarsi, credeva fosse di buon auspicio. Una volta lo dimenticò a casa e, si narra, tornò indietro di 500 chilometri per prenderlo. Romeo Anconetani, ex presidente del Pisa Calcio, aveva un’altra strana usanza che metteva in pratica prima delle partite decisive. Era solito spargere del sale sul campo. E si racconta che una volta ne rovesciò 26 chili. Un po’ troppi?!

Calciatori: Tardelli
L’esultanza di Tardelli in Italia-Germania 1982

Che stranezze!

Gennaro Gattuso, ex calciatore e allenatore del Milan è famoso per la sua grinta e la capacità di infondere energia e carica nei suoi compagni di squadra. Durante il mondiale del 2006, che lo vide innalzare la coppa più prestigiosa del mondo, sfoderò un rituale molto particolare che, visti i risultati, portò bene. Prima di ogni partita, infatti, si ritagliava dei momenti di privacy duranti quali, chiuso in bagno e seduto sulla tazza del water, leggeva alcune pagine di Dostoevskij. Pippo Inzaghi, invece, va in bagno tre volte in dieci minuti. E prima di ogni partita mangiava una confezione di Plasmon. Non intera, però, due li lasciava sempre. Chissà perché! E non potevano mancare gli oppositori del numero 17. Cellino, quand’era presidente del Cagliari, fece eliminare dalla tribuna la fila numero 17, istituendo la 16bis.

Gigi Riva
La rovesciata di Riva

Calciatori e allenatori fissati con l’abbigliamento

Ci sono, poi, giocatori che prestano molta attenzione a cosa indossare e anche a come indossarlo. Gigi Riva giocava esclusivamente con il numero 11. Rifiutava qualsiasi altra maglietta, convinto che quel numero gli portasse bene. E aveva ragione. L’unica volta che non poté indossarlo, durante la partita Italia-Portogallo nel lontano 1967, si ruppe una gamba. Daniele De Rossi, dopo uno scontro con un avversario, che gli strappò una manica, ha deciso di giocare con una manica lunga e una corta.

Daniele de Rossi e la sua scaramanzia
De Rossi e il gesto scaramantico di portare una manica lunga e una corta

Galliani indossava sempre la solita cravatta gialla. Mentre Costantino Rozzi non si separava mai dai suoi portafortuna: i calzini rossi. In suo onore i calciatori dell’Ascoli li indossarono durante la partita successiva alla sua morte. Walter Mazzarri era solito togliersi la giacca a inizio partita e restava a bordo campo solo con la camicia, sfidando il freddo e le intemperie. Al suo contrario, invece, Renzo Ulivieri non toglieva mai il suo cappotto. Una volta lo indossò addirittura con 35 °C.

Serena Villella

Autore: Serena Villella

Serena di nome e di fatto. Appassionata e paziente. Una laurea triennale in Lingue Moderne e una specialistica in Interpretariato e Mediazione Interculturale. Amante della vita e irrimediabile sognatrice. “Vedo orizzonti dove gli altri disegnano confini”.
Lo sapevi che i calciatori sono molto scaramantici? ultima modifica: 2019-06-08T09:00:51+02:00 da Serena Villella

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