notification icon
App italiani.it
Tutto il meglio di italiani.it sul tuo telefono
Installa

Boccaccio, testimone della terribile peste che colpì Firenze nel 1348 ci costringe a trovare tantissime analogie con la nostra epoca e il Coronavirus. Egli parla delle inutili barricate, e della stoltezza con cui si affrontava il morbo.

boccaccio - un ritratto del poeta

Il poeta assiste alla morte della matrigna Bice, dello zio Vanni e di suo padre Boccaccino. Inoltre muoiono poeti come Matteo Frescobaldi e Franceschino degli Albizzi e lo storico Giovanni Villani. Egli sopravvive con il fratello Iacopo.

Boccaccio

La “mortifera pestilenza”, come la chiama, usando sempre delle perifrasi, diventa la cornice del Decameron. La stesura dell’opera, comincia proprio in quell’anno funesto, concludendosi nel 1350. I cronisti raccontano che l’epidemia, scatenata da un focolaio orientale e dilagata nelle città portuali europee, approda a Firenze nel 1348. La città, già flagellata da una dura crisi economica e politica, accusa il colpo.

Boccaccio - un'immagine boccaccesca del Decamerone

Quindi, nell’arco di cinque anni, la pandemia dal sud dell’Italia, si estende fino ai Balcani. Muore almeno un terzo della popolazione europea. Boccaccio racconta “dell’orrido cominciamento” su cui si fonda il suo libro. Esso funge da pretesto per giungere al “bellissimo piano e dilettevole” delle novelle. Principia così, con “un’onesta brigata” di sette ragazze e tre ragazzi. Essi fuggono dalla città, rifugiandosi in una villa di campagna. Lì trascorrono il tempo, facendosi compagnia, per dieci giorni, raccontandosi delle novelle.

Boccaccio e il Decamerone

Nasce il “Decameron”, che vuole intrattenere piacevolmente, e rappresenta un’antica “resilienza” da prendere come esempio oggi. Boccaccio racconta con assoluta precisione, da testimone, le condizioni della città di Firenze. Nella città gigliata, non appena si palesa il morbo, non si corre subito ai ripari. Poi però chiudono la città, quindi nessuno entra o esce, proprio come accade oggi.

Boccaccio - una scena evocativa del Decamerone

Si dispensano “molti consigli” sulle condizioni igieniche, la sanità, cercando di evitare il contagio. Si nota tuttavia, come neppure le preghiere e le processioni fermano il morbo. Quindi passano i secoli, ma le reazioni e le misure sono sempre le stesse. Intanto Boccaccio descrive i rigonfiamenti sotto l’inguine e sotto le ascelle. Si osserva i bubboni cresciuti come piccole mele, oppure come uova. I rigonfiamenti cominciano poi a moltiplicarsi, manifestandosi in ogni parte del corpo e appaiono come macchie nere e livide.  

La peste a Firenze

Il poeta dice: “ché non solamente il parlare o l’usare cogli infermi dava a’ sani infermità o cagione di comune morte. (…) ma ancora il toccare i panni o qualunque altra cosa da quegli infermi stata tocca o adoperata pareva seco quella cotale infermità transportare”. L’autore non parla di disinfettanti e si navigava a vista. Così qualcuno comincia a pensare di aggirare il flagello cambiando abitudini nella vita di tutti i giorni. S’inizia a vivere con moderazione, rinunciando alle cose superflue. Si comincia ad astenersi dal radunarsi in piccoli gruppi, decidendo di ritirarsi in casa per non sentire le cattive notizie. Si evitano gli eccessi ma, ci si concede qualche piccolo piacere di gola e qualche canto in comune, come oggi. Altri invece, convinti che godersi la vita ridendo e divertendosi in compagnia fosse il modo migliore per vincere il male, lo ignoravano, credendo di scacciarlo.

Quarantena per la peste come per il Coronavirus

Durante le prime battute, anche noi credevamo di aggirare il #Coronavirus con lo shopping, gli happy hour, i pub pieni degli ultimi week. Eppure non è servito, e lo insegna il “Decameron”, in cui troviamo tantissime analogie. Tuttavia, sono palesi anche delle sostanziali differenze. Come racconta Boccaccio, la peste nera condusse a una tale disperazione e a un tale spavento che le donne abbandonavano gli uomini malati. Anche i mariti abbandonavano le mogli. Ciò che rimase fu la carità di pochi e l’avidità dei servitori che speravano di scucire quattrini ai padroni. Quando poi la “ferocità della pistolenza” cominciò a crescere, persino i funerali presero a scarseggiare, ahimè come oggi.

#l’Italianelcuore

Coronavirus: l’attualità del Decameron di Boccaccio ultima modifica: 2020-03-31T16:00:40+02:00 da Simona Aiuti

Commenti