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Intubato per cinquantotto giorni, giovanissimo, diciotto anni, Francesco (nome di fantasia) quando ogni speranza pareva perduta, ce l’ha fatta. Torna a respirare, a vivere, grazie all’intuizione e all’azzardo dei medici del San Raffaele e del Policlinico di Milano, grazie all’eccellenza della sanità italiana. Sopravvive alla peggiore aggressione del covid mai registrata in un ragazzo tanto giovane e sopravvive a un intervento mai tentato in Europa, tanto più in condizioni a così alto rischio contagio per l’equipe coinvolta.

Francesco

Francesco ha diciotto anni. È il 2 marzo e comincia ad avere febbre. Ma è una febbre diversa. Non se ne va. Il 6 marzo Francesco è così grave che viene portato al San Raffaele. Nella sua regione, la Lombardia, il male infuria da due settimane. Due settimane terribili ma in cui in tempi record grazie al crowfunding Fedez-Ferragni si è allestita in via Olgettina un efficientissimo reparto di terapia intensiva. Francesco viene portato lì, subito. Il respiratore e la ventilazione durano diciassette giorni. Ma senza successo. Le cose vanno male e il 23 marzo si decide di collegare Francesco a un Ecmo, un apparecchio che gli estrae il sangue a ciclo continuo ossigenandolo meccanicamente.

Francesco - chirurghi in sala operatoria

L’intervento

Francesco è uno dei rarissimi pazienti giovani in Italia e nel mondo a versare in condizioni così critiche. I medici si rendono conto della disperata straordinarietà del caso e decidono perciò di intervenire in modo straordinario. In concerto con l’equipe del Policlinico decidono di tentare una via azzardata solo in Cina, per allora mai praticata in Europa (ma che subito farà scuola e sarà imitata in Austria). Il trapianto contemporaneo di entrambi i polmoni. 

Un intervento ancor più complesso se si considera la necessità di proteggere tutti gli operatori dalla volatilità subdola del Sars-Cov-2. Il centro nazionale trapianti approva la richiesta e il 30 aprile Francesco entra ufficialmente in lista d’attesa. Due settimane fa, finalmente, l’arrivo della donazione e il via all’intervento.

I polmoni di Francesco apparivano lignei, estremamente pesanti e in alcune aree del tutto distrutti – dice il dottor Mario Nosotti, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia toracica all’università di Milano a guida del team che ha operato Francesco – È stato poi confermato all’esame microscopico un diffuso danno degli alveoli polmonari, ormai impossibilitati a svolgere la loro funzione, con note di estesa fibrosi settale.

Francesco - chirurghi con mascherine
Photo by National Cancer Institute on Unsplash

Il futuro

Le condizioni disperate descritte dal dottor Nosotti non solo rendono ancor più merito al successo dell’intervento e all’intuizione di praticarlo, ma rappresentano un caso studio importantissimo per la ricerca. Gli organi espiantati e così malamente compromessi costituiranno una preziosa mappa per l’analisi delle dinamiche aggressive del virus.

Nosotti è comprensibilmente soddisfatto e grato: Oltre alle competenze tecniche devo sottolineare la caparbietà e il coraggio dei colleghi del San Raffaele che, invece di arrendersi, ci hanno coinvolto in una soluzione mai tentata prima nel mondo occidentale. La nostra esperienza prende spunto da quella del professor Jing-Yu Chen dell’ospedale di Wuxi in Cina, che conosciamo personalmente e con quale abbiamo discusso alcuni aspetti tecnici, dal momento che per ovvi motivi si è trovato a fronteggiare il problema prima di noi.

Grazie a Nosotti, Chen e alla competenza di una preparatissima comunità scientifica Francesco ce l’ha fatta. Oggi è sveglio e ha in programma un’attenta fisioterapia che lo potrà affrancare via via dal respiratore. Il peggio sembra alle spalle ma certamente la riabilitazione richiederà i suoi tempi, e prudenza. Un grandissimo in bocca al lupo da tutti noi.

Foto in evidenza di Luis Melendez su Unsplash

Doppio trapianto di polmoni. Il miracolo di Francesco e della Sanità italiana ultima modifica: 2020-05-29T13:00:00+02:00 da Redazione

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