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Quello di oggi è solo un test, ma in realtà sarà una vera e propria prova generale del MOSE, il sistema di paratoie mobili per difendere Venezia dalle acque alte. Ne è prova la presenza di due massime autorità del Governo, il premier Giuseppe Conte e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli che questa mattina saranno in laguna per assistere a quella che viene definita una prova tecnica. Molto importante perché per la prima volta saranno sollevate contemporaneamente tutte le 78 paratoie delle quattro barriere mobili collocate sul fondo delle tre bocche di porto: del Lido (due sezioni affiancate), di Malamocco e di Chioggia. Isolando completamente, così come dovrebbe essere in caso di alta marea, la laguna di Venezia dal mare Adriatico.

Mose con tutte le 78 paratoie

Una prova tecnica, appunto. Ci tiene a sottolinearlo il Provveditore alle Opere Pubbliche del Veneto Cinzia Zincone in un’intervista rilasciata ad italiani.it: “E’ un test importante perché per la prima volta simuleremo una vera apertura del MOSE. Ma resta comunque un test che servirà a delineare le procedure e a vedere come si possono sincronizzare. Fatta questa prima prova, i test verranno man mano ripetuti per verificarne la sicurezza e l’efficacia anche in condizioni meteo-marine più critiche, come per esempio in autunno”.

La presenza del Presidente del Consiglio e del Ministro delle Infrastrutture indica comunque l’importanza di questa prova, forse qualcosa di più di un semplice test…

“Certamente si tratta di un traguardo importante perché ci darà la possibilità, in condizioni particolarmente gravi come l’acqua alta del 12 novembre scorso, di sollevare tutte le paratoie insieme. Se funzionano, potremo azionarle in condizioni di emergenza. E’ una tappa importante ma una tappa. Il MOSE non è finito perché gli impianti non sono ancora stati portati a termine, perché mancano le finiture architettoniche… Serve ancora tempo”.

Se non ci saranno intoppi (molti e di varia natura ce ne sono stati in questi anni) quando si prevede la vera inaugurazione del Mose?

Abbiamo in corso una ricognizione finanziaria e dei tempi. Il test di oggi si sarebbe dovuto fare un anno e mezzo fa. A gennaio 2019, infatti, doveva essere tutto pronto per questa prova, alzare tutte le paratoie seppur con impianti ancora provvisori. Entro giugno di quest’anno il MOSE doveva essere finito con gli impianti ormai definitivi. Poi era previsto un anno e mezzo per completare l’avviamento. Inutile dire che siamo in ritardo. Saltate le prime due, stiamo cercando di riportare tutto nei termini con la terza scadenza. Sarà difficile poter recuperare quello che si è perso. Comunque è stato importante poter isolare questo traguardo dell’emergenza e dargli la precedenza. Resta chiaro che questo non significa la fine dei lavori”.

particolare del Mose

Da anni si parla dei problemi legati alla manutenzione di una macchina così unica e complessa. Potrebbero effettivamente rappresentare un problema?

Per la manutenzione ci deve essere un piano che si fa a step successivi. Quando si conclude un pezzo quel pezzo è provvisto di un piano di manutenzione. Per esempio le paratoie, che sono l’elemento più facile da considerare, devono essere manutentate ogni cinque anni. Per quelle di Treporti, dopo cinque anni che stavano giù, avevamo previsto una gara non ancora aggiudicata a causa di un ricorso. Ci possono essere questi intoppi, ma c’è un piano che prevede tempi e modi per la manutenzione. Un piano che va aggiornato, perché i test servono anche a capire come si usura una certa cosa, come si collegano fra di loro le diverse attività, quale deve essere la frequenza di apertura. Le attività sono veramente tante”.

Il capitolo manutenzione/costi?

“I costi per il momento sono stati stimati, come si fa normalmente per tutte le opere, secondo una percentuale sul valore dell’opera stessa. Questa cifra così ricavata va verificata su vari elementi. Per esempio quanto costano le squadre di sollevamento, quante persone servono, quanti turni, che professionalità… Ci sono poi delle variabili, per esempio tutti i sistemi di comunicazione che nel frattempo si sono evoluti e hanno cambiato un po’ le stime precedenti. Noi abbiamo quantificato 70, 80 milioni all’anno. Però non ci sono ancora sufficienti elementi. E’ difficile dire quando si romperà cosa. Si penserà certamente ad una manutenzione programmata: pulizia, riverniciatura, sabbia”.

La sabbia, appunto. Sta creando problemi – non in un posto a caso, lo dice il nome stesso – nella zona di Punta Sabbioni. E’ effettivamente così?

“Lo avevamo previsto, tanto che il progetto definitivo del 2005 metteva in conto anche l’utilizzo di due mezzi per la rimozione dei sedimenti. Semplificando, una specie di aspirapolvere per la sabbia. Negli anni si è visto che questo fenomeno è più imponente di quello che si poteva calcolare allora. Stiamo valutando due approcci integrati. Il primo più empirico, cioè che ogni sei mesi qualcuno vada giù, sott’acqua, a togliere questi depositi di sabbia. Il secondo potrebbe consistere in un’opera ulteriore, qualcosa di più strutturato per limitare l’ingresso e la concentrazione di sabbia in quel punto specifico”.

Mose - paratoie in acqua

Il problema legato alla corrosione dei materiali?

Per ora lo avevamo accantonato per dare la precedenza ai sollevamenti di emergenza. La corrosione, che non ci affliggerà nei primi vent’anni ma che rappresenta certamente un problema, probabilmente non è imputabile ad errori di progettazione o ai materiali. In parte è dovuta al fatto che non ci sono ancora gli impianti di aerazione. Il dilatarsi del tempo ha favorito l’insorgere di alcuni problemi. Che si possono e si devono risolvere, anche se ci sono tanti intoppi burocratici ed economici.

Cosa rappresenta per la dottoressa Zincone questa esperienza con il MOSE a Venezia?

Mi sono talmente innamorata di questo posto, di questo lavoro, e anche di quest’opera che, a trent’anni di distanza, è ancora all’avanguardia. Speriamo si riesca soprattutto a gestirla bene, a far tesoro di tutto quello che si è imparato in questi anni con un pizzico di visione prospettica. Pensando cioè a quello che il MOSE potrebbe dare a Venezia oltre a proteggerla dalle acque alte. Mi riferisco, per esempio, alla realizzazione di un polo di ricerca specifico che attiri ricercatori amanti della laguna. Ad un’università multidisciplinare territorialmente connotata e specificatamente legata all’ambiente lagunare. Una specie di turismo “scientifico” che, se possibile, qualificherebbe ulteriormente la città”.

Per la prima volta la laguna di Venezia isolata dal mare, prova generale del MOSE ultima modifica: 2020-07-10T09:30:00+02:00 da Cristina Campolonghi

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