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1° agosto 1498, Cristoforo Colombo approda lungo le coste del Venezuela. Sono passati 522 anni e nel corso del secolo scorso, soprattutto, questo Paese è diventato approdo di numerosi emigranti italiani, in cerca di una vita migliore.

Il Venezuela scoperto da Colombo

Colombo ha sempre avuto un grande sogno: dimostrare che si poteva circumnavigare l’Oceano e arrivare da ovest alle Indie. Nei suoi viaggi, invece, si imbatte in terre non conosciute, che poi diventeranno il continente popoloso e ricco che oggi conosciamo: l’America. Nel suo terzo viaggio nell’estate del 1498 esplorando il Golfo di Paria si addentra nel delta dell’Orinoco. Oggi riconosciuto come la costa orientale del Venezuela. Era l’alba del 1° agosto.

Venezuela - canoa sulla riva
River and boat and colours” by VirginieVV is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Davanti a sé si aprì uno scenario incantevole, e si meravigliò che l’acqua fosse dolce. Non era consapevole della scoperta che aveva fatto. Aveva scoperto il Sudamerica. Inizialmente non sbarcò, pensando che fossero isole nell’Oceano, poi dopo giorni di esplorazione si ritrovò davanti gli Indios. E soprattutto la foresta amazzonica, con il suo verde lussureggiante e una fauna molto variegata. A questa meraviglia attribuì il nome di “Paradiso terrestre”, secondo quelle che erano i dettami della Chiesa dominante.

Il Venezuela paese ricco di materie prime

A imporre il nome che oggi conosciamo; Venezuela, però è stato, successivamente, Amerigo Vespucci, nel 1499. La denominazione deriva dalla somiglianza dei villaggi indios, costruiti su palafitte, con Venezia. Venezuela, infatti, etimologicamente, significa piccola Venezia. È considerato uno dei Paesi sudamericani con la più grande biodiversità e, già ai tempi di Colombo ricco di materie prime. Gli Indios ad esempio conoscevano il petrolio che utilizzavano per impermeabilizzare le imbarcazioni. A distanza di tempo, questo Paese ricco e accogliente è diventato una delle mete di arrivo degli emigranti europei e italiani.

Venezuela - foto in bianco e nero di emigrati

Si parla oggi di circa un milione di europei su una popolazione che conta quasi 30 milioni di abitanti. Un numero considerevole vista anche la morfologia del territorio. Inizialmente erano attirati dalla ricca produzione di petrolio, che iniziò nel 1875 e, dalla filiera che si è creata nel tempo. Membro fondatore dell’Opec, è ancora oggi il Venezuela è, uno dei Paesi esportatori di greggio verso gli Stati Uniti.

Gli Italiani alla ricerca di una vita migliore

Tra il 1876 e il 1976 gli italiani che emigrarono verso il Sud America sono stati circa 26 milioni. L’esodo maggiore verso il Venezuela si è registrato nel secondo dopo guerra con oltre il 90 per cento di connazionali espatriati. Un numero molto consistente erano gli emigranti provenienti dalle regioni del Mezzogiorno. Nel Paese si sviluppò una consistente industria manifatturiera, in cui gli operai italiani diedero un importante contributo, ma anche l’edilizia ebbe un ruolo apprezzabile.

Venezuela - foto in bianco e nero di emigrati con la statua della libertà

Le imprese italiane realizzarono la maggior parte degli edifici di Caracas negli anni Cinquanta. Molti italiani ebbero, quindi, la possibilità di costruirsi una nuova vita. Gli italiani diedero il loro contributo anche in campo rurale. Tutto ciò, a dimostrazione della grande forza di volontà e intraprendenza degli dei nostri connazionali, nelle situazioni anche difficili. In ogni luogo dove sono espatriati hanno sempre lasciato una traccia positiva del loro passaggio. Il loro operato in Venezuela è un esempio tangibile.

Il Venezuela da Cristoforo Colombo a terra di emigrazione ultima modifica: 2020-08-01T17:12:00+02:00 da Gianna Maione

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