Marocco, come l’Italia degli anni ‘60

Marco Raffaelli è un ragazzo di ventott’anni. Il suo lavoro e i suoi progetti di vita lo hanno portato fuori dall’Italia. Ci racconta Marco del luogo nel quale oggi vive: il Marocco.
Come lui stesso dice, mai si sarebbe aspettato che la vita lo conducesse in una terra così particolare. Le riflessioni di Marco circa la cultura e l’aspetto lavorativo sul posto, gli ricorda tanto l’Italia degli anni ‘60.

Integrandosi nella vita dell’Africa ci scrive alcune delle sue testimonianze. Le diversità di due tipi di cultura differenti e la vita per un italiano in Marocco.
Ci parlerà della sua esperienza personale. Cercherà di dare dei suggerimenti che potrebbero essere utili per chi sta considerando di andare a vivere un domani in terra marocchina.

Chi è Marco? Quale percorso hai seguito prima di migrare in Marocco?

Marco Raffaelli, 28 anni, trentino. Sono Agronomo, Esperto Ambientale e Forestale diplomato all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Ho frequentato Scienze Forestali all’Università di Firenze ma non ho concluso il percorso.
La ditta per cui lavora mio padre che si occupa di Ripristini strutturali, messa in sicurezza, impermeabilizzazioni ed altro. Ha lavorato per un breve periodo in Marocco. Poi ha aperto una piccola filiale notando il mercato in forte espansione del Marocco.

Sono poi venuti a conoscenza di bandi di gara per l’affitto dei terreni demaniali. Il Marocco è stata una colonia francese fino al 1959. Dopo una rivolta hanno rinstaurato la monarchia parlamentare e tutte le terre di proprietari francesi sono automaticamente diventate terreni demaniali.
Hanno partecipato e vinto. Avevo già lavorato per loro in qualità di agronomo per qualche consulenza saltuaria ovviamente riferita al loro lavoro. Fatto sta che mi hanno proposto la gestione del progetto vincitore.

Marco Raffaelli
Marco Raffaelli

Da quanto tempo vivi in Marocco? Quale mansione svolgi?

Io sono arrivato in Marocco la prima volta nel giugno 2014. All’inizio era prendere contatti per del lavoro della società di ristrutturazioni, con il patron RV e ne abbiamo approfittato per vedere alcuni terreni in gara. Abbiamo così toccato con mano l’agricoltura marocchina. Durante tutto l’anno seguente sono ritornato in Marocco più volte per fiere, incontri, imbastire una nuova società e tutto quello che serviva.
Dall’8 agosto 2015 sono entrato in Marocco in regime di attività e rientro in Italia a cadenza trimestrali. Questo compatibilmente con i lavori da svolgere in campagna. Attualmente gestisco un’azienda agricola.

I pregi di vivere in Marocco, la vita sul posto? I difetti della vita all’estero, nel nord Africa?

Vivere in Marocco specialmente nella campagna insegna ad adattarsi, come faceva mio nonno.
La frutta e la verdura non ci sono sempre. Ma vale anche per beni industriali, non è detto trovare quel che si cerca. C’è la medina, ovvero quel posto dove chi produce qualcosa mette su un carretto e vende. Quindi a gennaio ci sono le fragole ma non le zucchine, a giugno meloni ma non le arance. Si ritrovano i frutti bacati, marci, mezzi mangiati ma dal gusto ormai dimenticato e dal prezzo che sembrerebbe irrisorio. E si, a gennaio ci sono le fragole.

Una delle cose che mi ha stupito del Marocco è la temperatura. Si sta bene, sempre! L’inverno è simile a quello siciliano, sempre molto mite, nelle belle giornate anche maniche corte. L’estate invece è fresca, difficilmente si superano 35°.
Lavorando in campagna ho installato una piccola stazione meteo, ho avuto 7 giorni con temperature massime superiori a 36° nel corso della scorsa estate.  Solo Marrakech è caldissima.
Se ci sono lati positivi ce ne sono di negativi. La mancanza di servizi “non essenziali” tipo i cinema, il teatro, il ristorante indiano. Si vive lo stesso ovviamente.

Io finora non ho avuto tempo di svagarmi perché ero soverchiato da lavoro e da piccole cosette affini al lavoro.
Mi manca tantissimo la cucina. Sia quella italiana, ma era ovvio, ma anche le altre. Ero abituato ad andare a sushi, al messicano, in pizzeria, ma anche la varietà.

Medina di Essaouira

Puoi fornire una piccola guida? Cose da vedere, cose da fare, luoghi da visitare?

Sono un popolo giovane. è stato occupato dagli egizi prima, poi dai cartaginesi, dai romani, dai persiani, dai francesi quindi non hanno una loro “storia” per come la intendiamo noi.
Quindi per esempio trovare un museo è una cosa quasi impossibile. Però trovare un miscuglio di elementi da tantissimi popoli si.
Nelle rovine romane di qualche forte del fronte ci si inciampa ogni due passi. Le città sono bellissime da visitare, soprattutto nel nord dove si sono addentrate nell’entroterra e ogni città ha sviluppato una sua economia.
Infatti ogni zona ha una sua produzione caratteristica ed intorno a quello ci è  stato costruito tutto.

Rabat è una delle città più pulite, organizzate, e meglio tenute che abbia visto. Al contrario anche se è un grosso centro io sconsiglierei Casablanca. Nonostante sia il più grosso centro del Paese è disorganizzata anche nella gestione.
Molto più interessante in Marocco sono i luoghi. Una vecchia città araba Ait Ben Addou, l’intera valle del Draa. Non potete perdervi l’occasione di una notte nel Sahara. Ma per questo prendete qualche accortezza, non d’estate perché vi sciogliereste, non d’inverno perché congelereste. Scegliete possibilmente una notte di luna nuova per godervi la via lattea come non l’avete mai vista.
L’Alto Atlante e le cascate del paradiso, la valle della morte, una delle innumerevoli spiagge, ovunque andrete sarà spettacolo.

Porto di Essaouira
Porto di Essaouira

Che tipo di accoglienza ti hanno riservato gli abitanti del posto?

Sono un popolo molto ospitale. Con gli stranieri in particolar modo sono benvisti. Invitano in casa a bere il the, a mangiare il couscous, il tajine. A volte sono così ospitali che finisco per essere quasi invadenti ma sono sempre gentili e disponibili.
Onesti con gli stranieri. Però vige la regola che bisogna trattare, che chiedano prezzi assurdi fa parte del loro modo di essere, ma non lo fanno perché vogliono arricchirsi a danno dell’utente.

Loro hanno questo modo di fare perché piace trattare e dimostrano così anche di saperlo fare. Da sapere che le donne, come in moltissime religioni e come tutt’oggi in Italia in certi ambienti, non hanno ancora raggiunto l’ambita parità dei sessi.
In alcune famiglie nemmeno saranno visibili, in altre vi accoglieranno ma rifiuteranno di darvi la mano.
Ma è un retaggio culturale, non una mancanza di rispetto nei vostri confronti, ed ovviamente più si esce dalle città più i retaggi sono serrati.

Cous cous del venerdì
Cous cous del venerdì

Cosa ti manca dell’Italia? Hai ritrovato via da casa degli aspetti culturali affini tra l’Italia e il Marocco?

Il vino, il mangiare, poi ci sono un milione di piccole cose che mi mancano. Ma ho imparato a vivere con la nostalgia di casa. Mi mancano le montagne, la neve, il vedere cani a spasso poiché qui i cani non sono animali da compagnia, ne girano a branchi randagi. Chi ne ha uno lo tiene legato ad una catena a fare la guardia ad un magazzino, ma è più selvatico che altro.
Le culture son diverse, tutto un altro modo di vivere. Ma avevo pensato la stessa cosa anche quando mi sono trasferito per studiare a Firenze.
Le uniche affinità che ho trovato sono tutte legate al credo religioso. Ho scoperto che infondo tra la Bibbia e il Corano sembrano esserci diverse analogie.

Quale consiglio dai agli italiani che stanno valutando la tua stessa scelta?

Per chi volesse intraprendere un’esperienza lavorativa in Marocco deve avere bene chiaro che le differenze sociali sono ben marcate. Tutto il modo di vedere le cose è ben diverso dal nostro.
Bisogna abituarsi ai loro ritmi, ai loro modi di fare. Lavorano in un certo modo perché l’han sempre visto fare in un certo modo, le uniche regole che seguono in maniera ferrea sono quelle religiose.
Ricordano un po’ l’Italia degli anni ’60.

Francesca Shissandra

Autore: Francesca Shissandra

Francesca D’Elia. Studentessa presso la facoltà di editoria e pubblicistica in Salerno. Attratta dalla scoperta del nuovo e dal confronto con persone di diverse etnie e culture, sempre alla ricerca di incredibili storie e fantastiche personalità. Amante della natura, dei suoi suoni e dei suoi colori. Segno zodiacale: bilancia.

“Il lavoro mi ha portato in Marocco” – l’intervista a Marco Raffaelli ultima modifica: 2017-05-25T08:04:20+00:00 da Francesca Shissandra

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